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Ecosia e Qwant creano un indice di ricerca europeo per sfidare le Big Tech
La nuova joint venture mira a ridurre la dipendenza da Google e Microsoft, puntando su privacy, AI e autonomia tecnologica per l’Europa
Editorial Team12 novembre 2024

 

 Ecosia e Qwant, due motori di ricerca europei impegnati nella privacy e nell’innovazione, uniscono le forze per sviluppare un indice di ricerca autonomo, riducendo così la dipendenza da Google e Microsoft. La nuova iniziativa mira a rafforzare l’autosufficienza tecnologica europea, puntando sull’AI generativa e sulla privacy degli utenti.

Punti chiave:

  •  Ecosia e Qwant collaborano per sviluppare un nuovo indice di ricerca europeo, riducendo la dipendenza da Google e Microsoft.
  •  L’iniziativa mira a integrare l’AI generativa per migliorare l’esperienza di ricerca.
  •  La privacy e la sovranità dei dati sono aspetti cruciali della nuova tecnologia.
  •  Il progetto prevede l’apertura a ulteriori partnership con altre aziende europee per un maggiore sviluppo.

Ecosia e Qwant, due attori emergenti nel panorama dei motori di ricerca europei, hanno annunciato una partnership strategica che darà vita a un indice di ricerca indipendente, segnando una mossa significativa verso la riduzione della dipendenza dalle grandi tecnologie come Google e Microsoft. Entrambe le aziende, che operano su principi differenti rispetto ai colossi del settore, intendono creare un’alternativa che rispetti maggiormente la privacy degli utenti e risponda meglio alle esigenze locali, sia dal punto di vista tecnologico che geopolitico. Questo accordo non solo ha l’obiettivo di ridurre i costi derivanti dall’uso delle API di Bing e Google, ma anche di costruire una solida infrastruttura europea che rispetti la sovranità dei dati e promuova l’innovazione nell’AI generativa (GenAI). Con l’aumento dei costi per l’accesso alle API di Bing e Google, la decisione di sviluppare un indice di ricerca autonomo appare come una scelta inevitabile per questi motori, che si trovano ad affrontare sfide economiche e politiche sempre più complesse. L’idea di un indice completamente indipendente, gestito da un’entità europea, mira a favorire un ecosistema tecnologico più sostenibile e resiliente, lontano dall’influenza dei giganti globali. Sebbene la partnership tra Ecosia e Qwant non eliminerà del tutto l’uso delle API di Bing e Google, il nuovo progetto, chiamato European Search Perspective (EUP), intende evolversi in una piattaforma che non solo servirà i rispettivi utenti in Francia e Germania, ma anche altre aziende europee che desiderano allontanarsi dalla sfera di influenza delle Big Tech.

Entrambe le aziende hanno già sperimentato l’integrazione dell’AI nei loro servizi, ma con EUP si prevede un salto significativo nell’uso delle tecnologie GenAI. Ecosia, con il suo approccio no-profit e l’impegno per il clima, porterà alla joint venture la sua esperienza nella gestione di progetti ad alto impatto sociale e ambientale, mentre Qwant, focalizzata sulla privacy e sull’autosufficienza, contribuirà con competenze tecniche avanzate nella gestione di un motore di ricerca decentralizzato. L’obiettivo è quello di costruire un sistema di ricerca che non solo restituisca risultati più pertinenti e diversificati, ma che non faccia ricorso alla personalizzazione dei risultati sulla base dei dati degli utenti, come invece fanno Google e Bing. Questo approccio, che pone l’accento sulla privacy, è uno degli aspetti distintivi dell’indice EUP, che vuole offrire agli utenti europei un’alternativa più trasparente e sicura rispetto ai modelli di business basati sulla profilazione e sulla monetizzazione dei dati. In un momento in cui le normative europee come il Digital Markets Act (DMA) pongono maggior enfasi sulla protezione della privacy e sulla lotta ai monopoli tecnologici, l’iniziativa si inserisce perfettamente nel contesto normativo che spinge per una maggiore autonomia tecnologica dell’Europa.

La creazione di un indice di ricerca completamente indipendente rappresenta però una sfida complessa e costosa, come dimostra l’esperienza di altre aziende come Brave, che ha recentemente sviluppato il proprio indice di ricerca eliminando la dipendenza da Bing. La costruzione di un indice di ricerca da zero richiede enormi risorse in termini di infrastrutture, hardware, software e soprattutto accesso a una mole significativa di dati. Inoltre, la crescente attenzione sull’uso dell’AI per migliorare la qualità dei risultati di ricerca ha aumentato la competizione, poiché i modelli linguistici avanzati richiedono grandi quantità di informazioni per essere addestrati in modo efficace. Per poter offrire risultati pertinenti, un motore di ricerca deve infatti accedere a un numero elevato di fonti, una difficoltà che si è intensificata in un contesto in cui molte piattaforme, tra cui quelle di Google e Microsoft, stanno limitando l’accesso dei bot di ricerca alle loro pagine per proteggere i propri interessi economici. Eppure, nonostante queste difficoltà, il progetto EUP ha l’ambizione di offrire un’alternativa alla “censura” dei risultati che si verifica in ambienti dominati da pochi attori globali.

Dal punto di vista strategico, l’iniziativa ha anche implicazioni geopolitiche significative. La creazione di un’infrastruttura di ricerca autonoma in Europa risponde alla crescente preoccupazione riguardo alla sovranità digitale e ai rischi legati alla dipendenza da tecnologie straniere. In un’epoca di crescente instabilità geopolitica, l’Europa potrebbe trovarsi a dover fare i conti con un possibile scenario in cui l’accesso ai dati o ai servizi di ricerca possa essere ostacolato da attori esterni. La partnership tra Ecosia e Qwant si inserisce quindi in una visione di lungo termine che punta a garantire una maggiore indipendenza tecnologica per l’Unione Europea, difendendo i diritti degli utenti e riducendo il potere monopolistico delle grandi piattaforme.

Infine, la prospettiva di licenziare il nuovo indice di ricerca ad altre aziende europee rappresenta una mossa strategica che potrebbe contribuire a rendere l’iniziativa ancora più solida, grazie alla creazione di un ecosistema di partner che possano beneficiare della tecnologia sviluppata. Con la volontà di espandersi a livello linguistico e geografico, l’indice EUP potrebbe coprire una porzione significativa del traffico di ricerca in Europa entro i prossimi anni, estendendo progressivamente la sua portata anche a lingue e mercati non francofoni o germanofoni.

Mentre il progetto di Ecosia e Qwant si sviluppa, si pone come una proposta interessante per un futuro in cui l’Europa possa recuperare il controllo sulle proprie infrastrutture digitali, promuovendo al contempo l’innovazione e la privacy in un settore sempre più dominato da poche, grandi multinazionali.