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Aristotele cosa penserebbe dell’AI?
DukeRem15 aprile 2023
  Ecco il primo di una serie che stiamo iniziando su #Turtle #AI #Magazine. Analizzeremo le possibili riflessioni di alcuni filosofi sull’AI, se fossero in grado di applicare i loro modelli e le loro teorie originali a ciò che accade oggi. Il primo della lista è #Aristotele. Aristotele credeva che tutte le cose naturali avessero uno scopo o un fine innato (in greco: telos). Potrebbe aver visto l’AI come un costrutto artificiale che non ha un telos o uno scopo naturale. Oggi i sistemi di AI sono costruiti dall’uomo per svolgere determinate funzioni, ma Aristotele potrebbe aver pensato che non abbiano uno scopo innato. Egli riteneva inoltre che tutte le cose del mondo naturale potessero essere comprese analizzando le loro cause materiali, efficienti, formali e finali. La causa materiale dell’AI sarebbe il sistema fisico di calcolo. La causa efficiente sarebbe costituita dai programmi e dagli algoritmi. La causa formale sarebbe la struttura e la logica con cui operano gli algoritmi. Ma ancora una volta, Aristotele potrebbe aver ritenuto che l’AI non abbia una causa finale o uno scopo naturale. Aristotele affermava che l’anima è l’essenza di ogni essere vivente. Poiché i sistemi di AI non hanno un’anima, Aristotele li avrebbe probabilmente giudicati non veramente vivi. Al massimo, potrebbe averli visti come costrutti artificiali che simulano la vita. Credeva che l’intelletto non richiedesse solo il ragionamento logico, ma anche l’intuizione, l’emozione, la percezione e il giudizio morale. Potrebbe aver pensato che oggi l’intelligenza artificiale si basa troppo sul ragionamento logico e manca di questi altri attributi dell’intelletto e del pensiero umano. Quindi Aristotele avrebbe probabilmente giudicato l’AI limitata nelle sue capacità cognitive. Tuttavia, Aristotele credeva anche che attraverso lo studio sistematico si potesse costruire la conoscenza partendo da principi primi. Apprezzava sia lo studio empirico del mondo sia il ragionamento logico. Quindi, anche se Aristotele poteva essere scettico sul potenziale dell’AI, probabilmente avrebbe sostenuto la ricerca e la sperimentazione continue, con la speranza che ci portino a comprendere meglio la natura del pensiero stesso. In sintesi, i principi filosofici di Aristotele suggeriscono che egli avrebbe avuto una prospettiva piuttosto equilibrata sull’AI: riconoscendo i suoi limiti in quanto costrutto artificiale privo di telos, anima e intelletto completo, ma anche apprezzando la conoscenza che può essere acquisita attraverso il suo continuo sviluppo e studio. La sua prospettiva ci ricorda che l’intelligenza umana e quella delle macchine sono qualitativamente diverse, anche se l’AI continua a diventare sempre più avanzata e autonoma.