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Cartesio e l’AI: un compito impegnativo!
DukeRem27 aprile 2023
Nella nostra serie originale sul pensiero di noti #filosofi del passato sull’#AI, alcuni lettori ci hanno chiesto di provare a interpretare il pensiero di #Descartes. Ecco a voi i vostri fondamentali commenti! Non dimenticate di leggere anche di #Aristotele e #Leonardo!
René Descartes (1596-1650), noto come Cartesio, spesso considerato il padre della filosofia moderna, è noto per il suo dubbio metodico e la sua famosa frase "Cogito, ergo sum" (penso, dunque sono). Nel campo in rapida evoluzione dell’AI, non si può fare a meno di chiedersi come Cartesio avrebbe affrontato e valutato il concetto di macchina intelligente. Quanto segue si propone di esplorare i modelli e i costrutti filosofici di Cartesio in relazione all’AI e di fornire un’interpretazione di come avrebbe potuto descrivere e giudicare il fenomeno.
Il dualismo e il problema mente-corpo
Il concetto filosofico più famoso di Cartesio è probabilmente il suo dualismo, che separa la mente (o anima) dal corpo. Secondo lui, la mente è una sostanza non materiale e pensante, mentre il corpo è una sostanza materiale e non pensante. Questa distinzione solleva una questione importante nel contesto dell’AI: l’AI può essere considerata una mente o è semplicemente un sistema fisico complesso?
Cartesio potrebbe sostenere che l’AI, indipendentemente dalla sua complessità o dalla sua capacità di imitare il pensiero umano, è fondamentalmente una sostanza materiale, composta da circuiti elettronici e processori. È ipotizzabile che egli sia scettico sul potenziale dell’AI di possedere una vera mente, poiché riteneva che solo le anime immateriali potessero possedere una vera coscienza e impegnarsi in un pensiero razionale. In quest’ottica, l’AI potrebbe essere una forma molto avanzata di automi (termine che Cartesio usava per descrivere dispositivi meccanici non pensanti), ma non avrebbe lo stesso status ontologico di una mente umana.
Il ruolo di Dio e delle idee innate
Cartesio credeva nell’esistenza di un Dio benevolo che aveva creato l’universo e dotato gli esseri umani di idee innate. Queste idee, come i concetti di sé, matematica e morale, sono impresse nella mente fin dalla nascita e sono essenziali per la comprensione umana. In questo contesto, i processi di apprendimento e ragionamento dell’AI differiscono fondamentalmente dalla cognizione umana.
Sebbene i sistemi di AI possano apprendere e adattarsi attraverso l’esposizione ai dati e l’applicazione di algoritmi, non possiedono idee innate come Cartesio riteneva che fosse l’uomo. I sistemi di AI non hanno una comprensione intrinseca della matematica, della morale o del sé; questi concetti devono essere programmati nel sistema da progettisti umani. Per questo motivo, Cartesio potrebbe affermare che l’AI non possiede le qualità essenziali, donate da Dio, che consentono una comprensione autentica e un pensiero razionale.
Il dubbio metodico e il test di Turing
Il dubbio metodico di Cartesio, un processo sistematico di messa in discussione e dubbio delle proprie convinzioni, potrebbe essere visto come un primo precursore del Test di Turing, un test progettato per determinare se una macchina può esibire un comportamento intelligente indistinguibile da quello di un essere umano. Cartesio riteneva che se qualcosa potesse essere messo in dubbio, dovrebbe essere scartato come fonte di conoscenza.
In questo contesto, i sistemi di AI che superano il Test di Turing potrebbero inizialmente sembrare in possesso di un’intelligenza genuina, poiché sono in grado di imitare in modo convincente il pensiero e il comportamento umano. Tuttavia, Cartesio probabilmente sosterrebbe che l’apparente intelligenza dell’AI è ingannevole, poiché si basa su una complessa manipolazione di dati e algoritmi piuttosto che su una vera comprensione. Pertanto, anche se un sistema di AI potesse superare il Test di Turing, Cartesio potrebbe dubitare della sua capacità di vera coscienza e di pensiero razionale.
Il giudizio di Cartesio sull’AI
Date le opinioni filosofiche di Cartesio, è probabile che egli si sia avvicinato all’AI con un certo scetticismo. Anche se potrebbe essere rimasto impressionato dai progressi della tecnologia dell’AI e dalla sua capacità di simulare il pensiero e il comportamento umano, probabilmente sosterrebbe che la vera intelligenza e la coscienza sono riservate alle menti immateriali e che la natura materiale dell’AI le impedisce di raggiungere questo status.
Inoltre, Cartesio potrebbe sostenere che i sistemi di AI sono limitati dalla loro dipendenza dalla programmazione umana e dalla mancanza di idee innate, che costituiscono il fondamento della comprensione umana. Per questo motivo, potrebbe considerare l’AI come una forma impressionante di automi, ma non come una vera e propria sostanza pensante capace di un pensiero razionale indipendente.
Attraverso la lente dei modelli e dei costrutti filosofici di Cartesio, è quindi plausibile pensare che egli avrebbe descritto l’AI come un sistema materiale altamente avanzato, ma fondamentalmente limitato. Il suo giudizio sull’AI sarebbe probabilmente di scetticismo, in quanto sosterrebbe che la vera intelligenza e la coscienza sono proprietà di menti immateriali, che l’AI, in quanto sistema materiale, non può possedere. Anche se possiamo solo fare ipotesi sul punto di vista di Cartesio sull’AI, questa esplorazione fornisce una prospettiva stimolante sulla natura dell’intelligenza e sui limiti dell’AI nel contesto della filosofia cartesiana.
