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Lavoro e AI : impatti globali e prospettive future
L’AI cambierà milioni di posti di lavoro tra Stati Uniti e Messico, richiedendo strategie mirate per gestire le sfide occupazionali e promuovere nuove opportunità
Editorial Team16 settembre 2024

 

L’AI sta modificando il mondo del lavoro, con l’impatto previsto su 60 milioni di posti di lavoro tra Stati Uniti e Messico nel breve periodo. I lavoratori meno qualificati e le donne sono tra i gruppi più vulnerabili. È cruciale un’azione coordinata per mitigarne le conseguenze.

Punti chiave:

  • Impatto immediato su milioni di posti di lavoro: entro un anno, oltre 43 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e 16 milioni in Messico saranno coinvolti dall’automazione, con un’escalation nei prossimi dieci anni.
  • Donne e lavoratori poco qualificati a maggior rischio: le donne, soprattutto nei settori amministrativi e dei servizi, e i lavoratori meno formati risulteranno più esposti alla sostituzione da parte dell’AI.
  • Ridistribuzione delle opportunità lavorative: nonostante l’automazione, è possibile creare nuove occupazioni, richiedendo però un massiccio investimento in istruzione e riqualificazione professionale.
  • Necessità di azioni rapide e politiche mirate: raccomandazioni per programmi educativi, sicurezza sociale rafforzata e attenzione alla disuguaglianza.

Il mercato del lavoro globale è destinato a subire una trasformazione profonda a causa dell’AI, una tecnologia che sta accelerando la sua diffusione in vari settori. Secondo un recente studio della Banca Interamericana di Sviluppo (IDB), entro un anno circa 60 milioni di posti di lavoro tra Stati Uniti e Messico subiranno gli effetti di questa rivoluzione tecnologica. In particolare, gli Stati Uniti vedranno un impatto su 43 milioni di occupazioni, mentre in Messico il numero sarà di circa 16 milioni. Tuttavia, questo rappresenta solo l’inizio di un processo che continuerà ad accelerare: si stima infatti che nei prossimi cinque anni il numero di posti di lavoro coinvolti salirà a 60 milioni negli Stati Uniti e a 22 milioni in Messico, per poi raggiungere rispettivamente 70 e 26 milioni entro il decennio.

Le previsioni non indicano necessariamente una perdita diretta di posti di lavoro, bensì un’alterazione delle mansioni e delle competenze richieste. Questo cambiamento, di portata paragonabile alla rivoluzione industriale del XIX secolo, richiede un adattamento rapido e strategico. Le nuove tecnologie non solo rivoluzioneranno i settori produttivi, ma ridisegneranno anche la struttura stessa dell’occupazione, portando alla scomparsa di alcune professioni e alla creazione di nuove opportunità lavorative. 

Il "Indice di esposizione occupazionale generato dall’AI" sviluppato dall’IDB ha analizzato oltre 750 professioni in base a una scala temporale che copre uno, cinque e dieci anni. Questo strumento, basato su sofisticati set di dati, fornisce una visione dettagliata di quali settori e categorie di lavoratori saranno più colpiti. Tra le categorie più vulnerabili, lo studio evidenzia che le donne saranno colpite in modo sproporzionato rispetto agli uomini, in particolare quelle impiegate in settori come il supporto amministrativo, i servizi e i lavori d’ufficio. Negli Stati Uniti e in Messico, si stima che circa il 40% delle donne sarà influenzato dall’automazione rispetto al 38% degli uomini. Questa disparità, associata alla natura dei ruoli più comunemente ricoperti dalle donne, solleva questioni cruciali sulle politiche di parità di genere nel contesto della trasformazione tecnologica.

I lavoratori meno qualificati e con un livello di istruzione inferiore sono tra i più vulnerabili all’automazione, in particolare quelli che svolgono mansioni ripetitive o di basso valore aggiunto. Negli Stati Uniti, coloro che guadagnano meno saranno i più esposti, mentre in Messico, la classe media e operaia dovrà affrontare una trasformazione significativa. Anche la disuguaglianza economica rischia di essere amplificata da questa rivoluzione tecnologica, motivo per cui è fondamentale agire tempestivamente per sviluppare strategie inclusive. 

Alcuni settori saranno più colpiti di altri. Professioni come quelle di operatore telefonico, telemarketing, e valutatori del credito sono particolarmente a rischio, con stime che prevedono che oltre il 90% dei lavoratori di questi settori verrà sostituito dall’automazione. D’altra parte, mestieri legati all’educazione, allo sport o alle forze dell’ordine sembrano più resistenti, poiché richiedono competenze e capacità difficilmente replicabili da un’AI.

La soluzione proposta dallo studio si basa su un massiccio investimento in istruzione e riqualificazione. L’enfasi è posta sull’importanza di sviluppare competenze complementari all’automazione, come il pensiero critico, la creatività e l’intelligenza emotiva. Solo attraverso l’aggiornamento continuo dei lavoratori sarà possibile evitare che l’AI diventi un fattore di esclusione piuttosto che di inclusione. Inoltre, è necessario un forte impegno dei governi per rafforzare le reti di sicurezza sociale, offrendo assicurazioni e sussidi per aiutare i lavoratori durante la transizione verso una nuova realtà lavorativa. Il sostegno alle piccole imprese e lo sviluppo di una regolamentazione etica per l’uso dell’AI saranno altrettanto cruciali.

Infine, uno degli aspetti più innovativi dell’indice è la capacità di differenziare tra compiti all’interno della stessa professione. Ad esempio, in ambito medico, un radiologo potrebbe essere più facilmente sostituito da un algoritmo rispetto a uno psicologo o a un’infermiera, dimostrando come non tutte le attività all’interno di una professione siano vulnerabili allo stesso modo. Questo suggerisce che, anche all’interno dei settori più a rischio, ci saranno aree in cui il lavoro umano continuerà a giocare un ruolo centrale.

Per affrontare questa trasformazione epocale, sarà necessario adattare i programmi educativi, inserendo l’AI come materia chiave nei curricula scolastici. La velocità con cui l’automazione cambierà il mercato del lavoro richiede un’azione decisa e tempestiva da parte di governi e aziende, al fine di evitare un aumento delle disuguaglianze e trasformare questo shock tecnologico in un’opportunità di crescita inclusiva e sostenibile.

Le sfide poste dall’AI sono immense, ma con un’azione coordinata e una visione strategica, l’umanità ha il potenziale per trasformare questa rivoluzione in un’opportunità per un futuro migliore.

Fonte: Bid | El Pais