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Google difende l’AI dall’aumento delle emissioni di CO2
L’impegno di Google per l’energia pulita entro il 2030

Punti chiave:

  • Aumento delle emissioni di CO2 di Google del 13% nel 2023.
  • Jeff Dean afferma che l’AI non è il principale responsabile.
  • Impegno di Google per energia pulita al 100% entro il 2030.
  • Crescita prevista della domanda di energia dei datacenter a causa dell’AI.

 

Google difende l’AI dalle accuse di aumento delle emissioni di CO2, confermando l’impegno per l’energia pulita entro il 2030.

 

Google ha recentemente pubblicato il suo rapporto ambientale annuale, rivelando un aumento delle emissioni di CO2 del 13% nel 2023 rispetto all’anno precedente e del 48% rispetto al 2019. Questa crescita è attribuita all’aumento del consumo energetico dei datacenter e alle emissioni della catena di approvvigionamento, portando molti a puntare il dito contro l’AI, dato che Google ha intensificato i suoi sforzi in questo campo negli ultimi anni.

 

Jeff Dean, capo scienziato di Google, ha dichiarato in un’intervista con Fortune durante la conferenza Brainstorm Tech che l’AI non è il principale responsabile dell’aumento delle emissioni dei datacenter. Dean ha spiegato che, sebbene l’uso dell’AI stia aumentando rapidamente, rappresenta ancora una piccola parte del carico totale dei datacenter. Di conseguenza, l’aumento delle emissioni non può essere attribuito interamente all’AI.

 

Google rimane impegnata a raggiungere l’obiettivo di essere alimentata al 100% da energia pulita entro il 2030. Dean ha sottolineato che i progressi non sono necessariamente lineari, poiché alcune iniziative per ottenere energia pulita richiederanno anni per dare risultati tangibili. Il rapporto ambientale di Google indica che le emissioni di Scope 2, che includono quelle dei fornitori di energia, sono aumentate del 37% e rappresentano il 24% dell’impronta di carbonio totale dell’azienda nel 2023.

 

Un aspetto critico sollevato nel rapporto riguarda il fatto che, sebbene Google affermi di compensare il 100% del suo consumo di elettricità con energia rinnovabile, le sue emissioni di Scope 2 sono comunque aumentate. Questo è dovuto alle differenze tra l’approccio di Google alla compensazione energetica e il modo in cui le emissioni di Scope 2 sono calcolate nel Greenhouse Gas (GHG) Protocol.

 

Durante il 2023, il carico elettrico totale dei datacenter di Google è aumentato di circa 3,5 TWh (17%), mantenendo una media globale del 64% di utilizzo di energia senza emissioni di carbonio. Tuttavia, resta da vedere come Google intenda raggiungere il 100% se il consumo continua ad aumentare più rapidamente dell’aggiunta di fonti di energia rinnovabile.

 

Nonostante le dichiarazioni di Dean, un recente rapporto di Goldman Sachs prevede che l’AI farà aumentare la domanda di energia dei datacenter globali del 160% entro il 2030, con le emissioni di CO2 che potrebbero più che raddoppiare rispetto ai livelli del 2022. La domanda di server AI ad alte prestazioni continua a crescere, con TrendForce che stima un aumento delle spedizioni di server AI del 41,5% quest’anno, superando i 187 miliardi di dollari e rappresentando il 65% del valore totale del mercato dei server.

 

Google non è l’unica azienda a lottare con gli impegni per il raggiungimento del net-zero. Anche Microsoft ha registrato un aumento delle emissioni di CO2 del 29,1% rispetto al 2020, attribuendo la causa alla costruzione e all’allestimento di nuovi datacenter per soddisfare la domanda dei clienti per i servizi cloud.

 

Le dichiarazioni di Dean sottolineano l’importanza di considerare il quadro completo delle operazioni dei datacenter e delle loro fonti di energia. La crescita dell’AI, seppur significativa, è solo una parte della sfida globale di riduzione delle emissioni.