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Vichinghi e computer: una favola che si avvera (quasi)
DukeRem6 febbraio 2023
La tecnologia è strana e meravigliosa. Talvolta propone dei percorsi simili ad una favola. A volte può trasformare i sogni in realtà, oppure la fantascienza in scienza. Basti pensare alle tante innovazioni anticipate da scrittori di genere sci-fi, nel corso dei decenni. Ne sono esempi i viaggi nello spazio, gli smartphone, o la possibilità di trasformare in energia elettrica quella prodotta da una stella posta a 150 milioni di KM dal nostro pianeta. Oggi vi voglio raccontare di un desiderio di due bambini, che dopo tanti anni si sta tramutando in realtà. Esattamente 40 anni fa, i genitori regalarono al proprio figlio Marco il suo primo vero computer, un Commodore 64. Nei giorni precedenti all’arrivo di questo computer, il bambino fantasticava con un suo caro amico, Luca. Entrambi avevano già una console da gioco, che però, in quanto tale, serviva solo per giocare e non poteva essere programmata. L’uno possedeva un Magnavox Odyssey 2, l’altro un Mattel Intellivision. L’idea di poter avere a disposizione un “vero computer”, cioè un qualcosa che potesse essere istruito e programmato, li elettrizzava. Ricordiamoci, però, che si trattava di due bambini e che ci troviamo ad inizio degli anni ’80. I nostri protagonisti non possedevano il giusto concetto di programmazione, anzi non sapevano assolutamente cosa significasse “programmare un computer”. La loro idea, che sicuramente possiamo definire infantile, ma che fa anche tenerezza, è che il nuovo, meraviglioso computer sarebbe stato in grado di eseguire operazioni complesse sulla scorta di comandi impartiti in linguaggio naturale. Armati di penna e quaderno, i due bambini iniziarono a pensare di sviluppare un videogioco. E dunque Marco, con grande sicurezza, iniziò a scrivere “Disegna un vichingo su una barca…”. I sogni dei due bambini si sarebbero presto infranti sulla dura realtà. Il Commodore 64 arrivò alcuni giorni dopo, ma, al primo inserimento del testo in linguaggio naturale, reagì con un ben poco poetico “?SYNTAX ERROR”. Quante volte i due bambini avrebbero visto questo messaggio di errore! Ovviamente, ben presto i due amici capirono quanto la loro idea iniziale fosse ampiamente fantasiosa e sovradimensionata (non è forse così per tutti i desideri?). Mi sento però di rassicurarvi su un punto: i due non si scoraggiarono affatto e, con il tempo, impararono a programmare in Basic così da riuscire ad impartire le istruzioni al C64 nel “suo” linguaggio. Inoltre, Marco porta ancora oggi nel cuore quel suo primo computer, la “scatola da scarpe” marroncina e poco proporzionata che ha rappresentato per lui la porta per il mondo dell’informatica. Negli anni, peraltro, spesso ritornò con la memoria a quell’episodio di innocenza fanciullesca, ridendoci sopra e pensando: “quanto sarebbe bello poter chiedere ad un computer di disegnare un vichingo…”. La morale di questa favola, però, è un’altra. 40 anni sono tanti, ma nemmeno tantissimi, almeno per la storia umana. Eppure, la tecnologia sta ora rendendo possibile quello che per i due amici era solo una fantasia. Forse non siamo ancora al livello desiderato da Marco e Luca, ma possiamo ora rappresentare con facilità un’immagine, del tutto originale ed unica, di un vichingo su una barca, come quella in testa a quest’articolo. Possiamo anche chiedere, sempre in linguaggio naturale, di crearci un codice di programmazione per eseguire una serie non banale di compiti. Sono convinto che, a breve, il sogno di Marco e Luca sarà pienamente realizzato, cioè avere un videogioco programmato in linguaggio naturale. Nota: i nomi dei personaggi e le situazioni sono frutto di fantasia (o no?).