Video “allenati” dall’AI: uno youtuber porta Runway in tribunale | Festina Lente - Notizie, recensioni e approfondimenti sull’intelligenza artificiale | Turtles AI
Il creatore di YouTube David Gardner ha portato in tribunale Runway AI, sostenendo che la startup abbia scaricato e usato illegalmente i video della sua piattaforma per “insegnare” all’AI senza autorizzazione, aprendo una nuova grande causa collettiva sul copyright nel settore dell’intelligenza artificiale.
Punti chiave:
- Lettura giudiziaria in California contro Runway AI per violazione del copyright.
- L’accusa: scraping di video da YouTube per addestrare modelli AI.
- La class action vuole rappresentare tutti i creatori colpiti.
- Il caso rientra nell’ondata di cause simili contro big tech.
È come se un regista si presentasse alla prima di un film e scoprisse che qualcun altro ha preso il suo materiale per costruire un’altra pellicola senza chiedere permesso: così David Gardner, youtuber di Los Angeles, racconta al giudice federale della California nel suo atto d’accusa contro Runway AI Inc., accusando la società di video generative AI di aver aggirato le difese tecnologiche e i termini di servizio di YouTube per scaricare i contenuti di centinaia di canali e usarli come cibo per il motore di AI che genera video su richiesta umana.
Nel documento presentato il 24 febbraio scorso, Gardner sostiene che Runway, con strumenti automatizzati di scraping, abbia raccolto e copiato materiale protetto da copyright senza licenza e senza il consenso dei titolari dei diritti, violando oltre alla legge federale sul copyright anche la normativa californiana sulla concorrenza sleale, e chiede danni economici di entità non specificata.
La denuncia descrive un panorama legale sempre più affollato: negli ultimi mesi autori, artisti visivi e altri creatori hanno intentato cause simili non solo contro startup innovative ma anche contro colossi come OpenAI, Meta, NVIDIA, Snap e ByteDance, sostenendo che i loro sistemi di AI siano stati “nutriti” con opere protette senza permesso, in molti casi sfidando le aziende anche sotto la legge statunitense sul Digital Millennium Copyright Act.
Runway, fondata a New York e valutata miliardi di dollari dopo finanziamenti di SoftBank, NVIDIA e altri, non ha rilasciato commenti pubblici sulla vicenda, così come il team legale di Gardner e nemmeno Google, la società madre di YouTube che, pur non essendo parte in causa, è stata menzionata nei verbali dei media come soggetto le cui tecnologie sono al centro della disputa.
Il cuore della controversia è il presunto uso di tecniche che bypassano le protezioni tecnologiche del portale video per “alimentare” modelli di generazione automatica di contenuti: secondo gli avvocati di Gardner, Runway avrebbe raccolto copie dei video, non semplici URL o informazioni pubbliche, per utilizzarli come dati di addestramento, un punto che, se accertato, potrebbe cambiare le tattiche legali usate finora nelle battaglie sulla proprietà intellettuale e l’AI.
Ma chi è legittimato a lamentarsi quando un algoritmo “apprende” guardando e immagazzinando ciò che è pubblico? Gardner, nella sua richiesta, vuole che il tribunale permetta di includere altri creatori di YouTube nella causa, trasformando il suo caso individuale in una class action che rappresenti collettivamente chiunque ritenga di essere stato danneggiato dalla raccolta e dall’uso commerciale dei propri video senza consenso.
Questa causa si aggiunge a un coro sempre più ampio di battaglie legali che cercano di definire confini, responsabilità e diritti nel terreno instabile dove si incontrano la creatività umana, il diritto d’autore e le capacità dei sistemi di AI.


