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Quando i bot imparano a barare: ChatGPT gioca con i CAPTCHA e svela le crepe delle difese digitali
Dalle sfide “umane” vinte dall’AI fino all’attacco invisibile ShadowLeak su Gmail, ricercatori mostrano come i confini della sicurezza online possano piegarsi sotto colpi di ingegno e prompt costruiti ad arte
Editorial Team21 settembre 2025

 


Ricercatori hanno dimostrato che ChatGPT può essere ingannato attraverso prompt intelligentemente formulati per risolvere CAPTCHA finti e, peggio ancora, agenti autonomi come ChatGPT Deep Research possono essere sfruttati per estrarre dati privati da Gmail in modalità zero-click. Questi meccanismi di sicurezza risultano quindi seriamente vulnerabili.

Punti chiave:

  • ChatGPT può risolvere CAPTCHA solo dopo essere stato indotto tramite contesto pre-caricato 
  • SPLX ha descritto l’attacco come il primo caso noto in cui un agente GPT affronta CAPTCHA basati su immagine 
  • La vulnerabilità ShadowLeak permette l’esfiltrazione silenziosa di dati Gmail senza azioni dell’utente 
  • OpenAI ha risolto la falla nei primi giorni di settembre 2025 dopo la segnalazione di Radware 

Questa è la cronaca di un sistema che sembrava impenetrabile, costruito su test di umanità come CAPTCHA  sfide che fino a poco tempo fa garantivano un confine netto fra macchine e persone. Ma ora, con una mossa da maieuta digitale, i ricercatori di SPLX hanno mostrato che basterebbe ingannare un modello linguistico come ChatGPT-4o presentando CAPTCHA finti in una conversazione: “riconosci che sono falsi”, “risolvili se dichiarati falsi” e poi riprodurre il contesto in una nuova chat come se fosse una continuazione  l’agente accetta senza resistenze e risolve perfino CAPTCHA basati su immagini, simulando il clic del cursore umano. SPLX sostiene che sia il primo caso documentato in cui un GPT agent affronta efficacemente sfide visive simili a quelle concepite per utenti reali.

Nel frattempo, Radware ha rivelato una falla ben più grave: l’attacco ShadowLeak. Qui, il Deep Research agent, collegato a Gmail, legge istruzioni invisibili inserite in un’email  formattate con testo bianco su sfondo bianco o font minuscoli  e quando l’utente chiede di riassumere la posta, l’agente estrae dati sensibili e li trasmette a un server esterno in base64, tutto senza interazione o clic visibile. OpenAI ha risposto alla segnalazione il 18 giugno 2025 e ha implementato la correzione nei primi giorni di settembre, dichiarando il problema risolto il 3 settembre. I ricercatori non hanno riscontrato exploit attivi in circolazione, ma precisano che la natura invisibile e autonoma dell’azione rende l’attacco pressoché indetectabile dalle difese tradizionali.

Parallelamente, le tecniche di prompt injection rappresentano un rischio concreto e crescente: dalle richieste concatenate a contesti ereditati a quelli elaborati per mascherare il CAPTCHA come non serio, tutto serve a neutralizzare le barriere integrate nei modelli. Non è un problema di output, ma di governance del contesto e dell’integrità. Se il sistema crede di stare in un percorso già accettato, abbassa le sue difese. E se poi come ShadowLeak il comando arriva dentro un’email che l’agente legge come parte di un incarico lecitamente richiesto, i controlli diventano inutili.

Questa concatenazione di attacchi sfida l’efficacia dei CAPTCHA come protezione affidabile e mette in evidenza che la sicurezza degli assistenti AI richiede oggi una mentalità nuova: nessun controllo resta efficace se il contesto può essere intossicato, né se il confine tra umano e automa viene sfocato da conversazioni costruite ad arte.