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Quando un ricco entra in scena, il quartiere cambia copione
Un modello matematico italiano svela la gentrificazione come domino urbano: bastano pochi attori facoltosi per riscrivere il cast di un’intera città, tra traslochi forzati, fughe di massa e nuove prime file a caro prezzo
Editorial Team19 agosto 2025

 


Un modello matematico italiano, ideato da Luca Pappalardo e Giovanni Mauro, simula la gentrificazione urbana come un flusso dinamico tra poveri, medi e ricchi in una griglia cittadina: basta l’arrivo di pochi molto facoltosi per avviare una trasformazione demografica inesorabile.

Punti chiave:

  • Un modello agent-based italiano può anticipare la gentrificazione.
  • Tre classi reddituali si muovono secondo regole socio-economiche chiare.
  • L’arrivo di pochi abitanti molto ricchi può scatenare un effetto domino.
  • Il modello offre strumenti promessi come utili per intervenire preventivamente.

Nel cuore di una città immaginata come una scacchiera, ogni casella ospita abitanti divisi in tre categorie: poveri, classe media, ricchi  e ciascuno abita dove “gli gira”. Ecco però il colpo di scena: non serve un’invasione di miliardari per rimescolare le carte urbane, bastano pochi super ricchi per scatenare l’effetto farfalla, quello che sfugge all’analisi tradizionale. Luca Pappalardo del Cnr e Giovanni Mauro della Scuola Normale Superiore  con l’apporto di università come Bari e Oxford  hanno strutturato un modello computazionale capace di cogliere i primi segnali della gentrificazione, mettendo in moto un meccanismo dove il benessere diventa contagioso e, al contempo, espulsivo. A chi cerca risposte, spiegano che il fenomeno è, sì, inevitabile quando si insinuano i redditi top 5 %, ma l’arma di dissuasione è riconoscerne il battito iniziale, quell’innesco quasi invisibile che precede l’onda lunga del dislocamento.

Il modello  affrontato non con formule astruse ma con regole comportamentali semplici  prevede che i più poveri scappino quando il contesto socio-economico si fa troppo elevato, la classe media si senta a suo agio solo in contesti simili, e i ricchi vadano a parcheggiarsi dove il livello sale già. Questo triangolo, quando innescato, produce il mix esatto di spostamenti, espulsioni e sostituzioni che caratterizzano la gentrificazione. La densità abitativa sembra aumentare il potenziale esplosivo del processo, una conferma che lo studio offre mediante simulazioni e misure basate su reti temporali che mettono a nudo il flusso  di poveri in uscita, di ricchi in ingresso  prima ancora che i numeri grezzi possano dirlo. Il modello dimostra che i segnali di gentrificazione emergono prima del conteggio, un po’ come un sismografo scalda i riflessi ancor prima delle scosse vere e proprie.

La forza narrativa del modello risiede nel suo essere tecnico e narrativo al tempo stesso: una città griglia, abitata da persone che si muovono secondo desideri, paure e attrazioni, in cui la presenza anche minima di élite economiche sposta l’asse intero, e non serve AI o big data  lo scenario è stato costruito con modelli teorici ispirati, tra l’altro, a studi di segregazione “alla Schelling”. Il grilletto è la disuguaglianza, la città scacchiera reagisce, e così si disegna la mappa del cambiamento urbano prima ancora che la realtà la mostri. L’obiettivo dei due ricercatori non è dirci che tutto accade, ma che qualcosa si può cogliere, e che quel qualcosa permette a politici e urbanisti di porre argini di contenimento prima del disastro, o almeno di limitare l’esclusione degli originari abitanti.

Il prossimo capitolo della loro ricerca si gioca su scala empirica: trattative sono in corso per applicare il modello su dati reali  a Barcellona e nei Paesi nordici come Danimarca e Svezia, dove flussi e statistiche di mobilità, affitti e densità possono verificare se la loro “teoria griglia” regge il confronto con l’urbanità vissuta.

Non è fantascienza urbana: è un tentativo ironico, preciso e affatto superficiale di anticipare i movimenti che rimodellano le città.