Cicogna a batterie: quando la maternità arriva in formato robot | | | | Turtles AI
In Cina si progetta un robot umanoide con utero artificiale, capace di portare avanti una gravidanza completa fino al parto. Il prototipo dovrebbe vedere la luce nel 2026 e costare circa 100 000 yuan, aprendo interrogativi etici, tecnici e sociali inediti.
Punti chiave:
- Robot umanoide con utero artificiale integrato, simula concepimento-parto
- Prototipo atteso nel 2026, prezzo stimato intorno a 100 000 yuan
- Esperimenti precedenti su agnelli con “biobag” offrono base tecnologica
- Reazioni pubbliche contrastanti fra speranza per infertilità e critiche etiche
La notizia fa il giro del globo con un misto di meraviglia, speranza e un vago brivido: in Cina è in corso lo sviluppo di un robot umanoide dotato di un utero artificiale nel suo addome, progettato per accogliere un feto per dieci mesi e portarlo fino al parto, una gravidanza meccanica che rimbalza tra fantascienza e realtà imminente. Se tutto procederà secondo i piani, il primo esemplare verrà svelato nel 2026 al prezzo indicativo di circa 100 000 yuan.
La chiave del progetto è la tecnologia dell’“utero artificiale”, già sperimentata con successo su agnelli: dal celebre “biobag” del Children’s Hospital of Philadelphia che ha permesso lo sviluppo di un agnello prematuro equivalente a 23 settimane umane per quattro settimane. Ma quel sistema restava confinato a una incubatrice avanzata, mentre il nuovo prototipo tenta di riprodurre l’intera esperienza, dal concepimento al parto, all’interno di un involucro robotico umanoide.
Sul versante tecnico, il funzionamento prevede un feto immerso nel liquido amniotico artificiale con nutrizione veicolata via tubo, integrato nella struttura robotica. Tuttavia, Zhang Qifeng, dottorando coinvolto nel progetto, non ha ancora chiarito come avverranno fertilizzazione e impianto degli embrioni nell’utero, un tassello ancora avvolto nel mistero.
Il clamore non si è fatto attendere: su Weibo l’hashtag “primo robot per la gravidanza al mondo” è balzato in cima alle tendenze, e su Douyin l’intervista ha registrato migliaia di commenti. Il pubblico si divide tra chi denuncia una violazione profonda dell’etica chiedendosi da dove vengano ovuli e spermatozoi e lotta contro un legame materno ormai inesistente e chi invece intravede un’opportunità vitale per chi affronta infertilità, con frasi come “Se il prezzo fosse la metà del mio stipendio, lo comprerei subito” o “Finalmente libertà per le donne dalla sofferenza della gravidanza”.
Sul piano etico e normativo, i risvolti sono imponenti: definire la maternità e la paternità quando nessun corpo umano ha ospitato la gestazione, regolare i diritti del nascituro, dei genitori genetici, del produttore del robot... la lista si allunga senza soluzione di continuità. Intanto Zhang afferma di aver già avviato confronti con autorità del Guangdong per predisporre normative adeguate.
Questo sviluppo tecnologico italiano e globale, per quanto audace e carico di sfumature, rimane senza conclusioni definitive, lasciando aperti dubbi, speranze e interrogativi.


