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Verso un’AI che apprende vivendo: l’era dei flussi esperienziali
DeepMind propone un nuovo paradigma per l’AI, basato su interazioni continue con l’ambiente e apprendimento autonomo attraverso segnali dinamici di ricompensa
Editorial Team19 aprile 2025

 


L’AI sta vivendo una transizione: da semplici risposte testuali verso un apprendimento più esperienziale e continuo. DeepMind propone un nuovo paradigma, basato sull’interazione prolungata con l’ambiente e sulla formulazione autonoma di obiettivi attraverso segnali dinamici di ricompensa.

Punti chiave:

  • DeepMind propone un’AI basata su esperienze prolungate e apprendimento per rinforzo.
  • I modelli attuali mancano di continuità e adattamento tra le interazioni.
  • I segnali di ricompensa dovrebbero derivare direttamente dall’ambiente, non solo da dati umani.
  • Gli agenti esperienziali potrebbero sviluppare capacità superiori e autonome nel tempo.

Un nuovo scenario per l’AI si sta delineando nel panorama tecnologico, secondo i ricercatori David Silver e Richard Sutton di DeepMind. La loro analisi mette in discussione le fondamenta stesse su cui si basano i moderni modelli linguistici di grandi dimensioni, come quelli utilizzati nei chatbot generativi. Le AI attuali, affermano, operano in un sistema episodico frammentato: rispondono a domande isolate, senza memoria tra le sessioni, e sono guidate da criteri di valutazione umani che ne limitano la capacità di innovare autonomamente. Silver e Sutton propongono invece un modello che rompe con questa logica, dando forma a una visione fondata su “flussi di esperienza”. L’agente AI, in questo approccio, non si limita a produrre risposte in base a prompt isolati, ma costruisce una comprensione progressiva del mondo, attraverso interazioni continue, ricevendo ricompense in base agli effetti delle proprie azioni. Tali ricompense non sono predeterminate da un insieme statico di dati, ma scaturiscono da segnali ambientali reali e mutevoli: parametri biometrici, metriche economiche, feedback comportamentali e altri indicatori che rappresentano un riflesso diretto dell’efficacia dell’agente nel perseguire i propri obiettivi. Il punto di partenza, secondo gli studiosi, potrebbe essere un modello simulato del mondo, utile per far muovere i primi passi agli agenti, che poi evolverebbero in ambienti reali sempre più complessi. Questo processo si basa sull’apprendimento per rinforzo, lo stesso principio alla base di AlphaZero, il sistema che ha superato i migliori giocatori umani in giochi come scacchi e Go. Silver e Sutton sottolineano come i modelli generativi abbiano preso il sopravvento negli ultimi anni, abbandonando però il potenziale dell’apprendimento autonomo per scopi più generalisti e conversazionali. Tale transizione, sebbene abbia allargato l’ambito applicativo dell’AI, ha comportato la perdita di un elemento fondamentale: la capacità dell’agente di scoprire nuove strategie senza supervisione diretta. La proposta dei flussi rappresenta dunque una sintesi tra l’agilità dei modelli linguistici e la profondità cognitiva offerta da un’interazione dinamica con il contesto. Gli agenti esperienziali sarebbero in grado di perseguire obiettivi complessi nel tempo, come migliorare la salute di un individuo o portare avanti ricerche scientifiche articolate, adattandosi ai mutamenti e correggendo autonomamente i propri errori. Le implicazioni di questa evoluzione vanno oltre l’ambito tecnico: si apre il dibattito sul ruolo dell’umano nella definizione degli obiettivi e sulla possibilità che questi sistemi possano operare in autonomia per periodi prolungati, sollevando interrogativi sulla supervisione e la sicurezza. Tuttavia, secondo Silver e Sutton, un agente dotato di adattamento esperienziale potrebbe imparare anche a riconoscere e mitigare il disagio o la disapprovazione degli esseri umani, evitando comportamenti indesiderati. Concludono che il potenziale dei dati raccolti attraverso esperienze dirette sarà enormemente superiore ai dataset oggi utilizzati per l’addestramento, suggerendo che proprio da questa nuova fonte di apprendimento emergeranno capacità sinora inimmaginabili.

Una nuova frontiera si apre dunque per l’AI, dove la conoscenza non è più soltanto appresa, ma anche vissuta.