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Australia vieta DeepSeek sui dispositivi governativi per motivi di sicurezza
Il governo australiano impone un divieto a livello nazionale per proteggere la sicurezza dei dati, seguendo l’esempio di altri paesi come Taiwan e l’Italia

Editorial Team5 febbraio 2025

 

 L’Australia ha vietato l’uso dell’applicazione di AI DeepSeek su tutti i dispositivi governativi, sollevando preoccupazioni per la sicurezza nazionale. La decisione segue simili misure in altri paesi e si inserisce in un contesto globale di crescente attenzione verso la sicurezza dei dati e la protezione contro potenziali rischi legati a tecnologie emergenti.

Punti chiave:

  • L’Australia bandisce DeepSeek dai dispositivi governativi per ragioni di sicurezza.
  • La decisione non è legata alla provenienza cinese dell’app, ma ai rischi per il governo australiano.
  • Altri paesi, tra cui Taiwan e l’Italia, hanno preso misure simili.
  • Le agenzie governative australiane dovranno rimuovere tutte le istanze di DeepSeek dai propri sistemi.

Il governo australiano ha deciso di imporre un divieto assoluto all’uso dell’applicazione DeepSeek su tutti i dispositivi appartenenti alle sue agenzie, citando gravi preoccupazioni per la sicurezza nazionale. La misura è stata presa a seguito delle indicazioni ricevute dalle agenzie di intelligence, che hanno evidenziato i rischi inaccettabili derivanti dall’uso di questo strumento, pur precisando che la decisione non era motivata dalla sua origine cinese, ma dalle vulnerabilità potenziali che rappresenta per la sicurezza governativa. La direttiva firmata dal segretario del Dipartimento degli Affari Interni obbliga tutte le entità governative a impedire l’installazione di prodotti, applicazioni e servizi web di DeepSeek e a rimuovere ogni sua traccia dai sistemi e dispositivi statali. Non si applica a dispositivi privati, ma gli enti governativi sono tenuti a garantire che l’app non rimanga attiva in nessuna delle loro strutture, escludendo eventuali eccezioni solo per agenzie specifiche coinvolte in operazioni di sicurezza nazionale, a condizione di ottenere l’autorizzazione preventiva. Questo passo segue una linea simile ad altre iniziative intraprese da diversi paesi, tra cui Taiwan, Italia e alcune agenzie federali statunitensi, che hanno deciso di limitare l’accesso a DeepSeek per motivi di sicurezza. La startup cinese, che ha lanciato il suo chatbot generativo lo scorso gennaio, ha suscitato scalpore per la sua capacità di operare con chip meno sofisticati rispetto ai suoi concorrenti, attirando così l’attenzione di molteplici nazioni che ne temono le possibili implicazioni. Nonostante il successo commerciale immediato, con l’applicazione che ha rapidamente scalato le classifiche degli store digitali, il governo australiano ha deciso di adottare misure tempestive per evitare potenziali abusi nei confronti della privacy e per proteggere i dati sensibili gestiti dallo stato. Il divieto si inserisce in un contesto più ampio di crescente vigilanza sulle tecnologie digitali, che hanno sollevato allarmi anche in relazione alla raccolta indiscriminata di dati da parte delle piattaforme cinesi. L’Australia si aggiunge così alla lista di nazioni che stanno affrontando il dilemma dell’equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la tutela della sicurezza nazionale in un’epoca di crescente interconnessione digitale e geopolitica.

Le autorità australiane hanno avvertito che l’applicazione raccoglie una vasta quantità di dati sensibili, esponendoli a rischi di accesso da parte di governi stranieri, un aspetto che potrebbe entrare in conflitto con le leggi locali sulla protezione dei dati. In tale contesto, l’azione del governo assume un’importanza strategica, soprattutto alla luce della legislazione vigente e della crescente pressione internazionale per regolamentare e monitorare con maggiore attenzione l’operato delle aziende tecnologiche globali. L’intervento dell’Australia non è isolato, ma si inserisce in un quadro di crescente allerta per la sicurezza cibernetica, in cui le tecnologie emergenti come l’AI generativa sollevano interrogativi sul loro impatto e sulle loro potenzialità in termini di rischio per la sovranità nazionale. Il divieto di DeepSeek arriva poco dopo la controversia legata a TikTok, anch’essa una piattaforma cinese, che aveva visto il governo australiano adottare misure simili in passato.

Il governo ha altresì confermato che la decisione è stata presa a seguito di consultazioni con esperti e agenzie di sicurezza, che hanno raccomandato di non sottovalutare i potenziali pericoli di una tecnologia che potrebbe risultare vulnerabile a interventi esterni. Nel frattempo, il dibattito su come regolamentare l’AI e proteggere la privacy degli utenti continua a crescere, con nuovi sviluppi che potrebbero influenzare ulteriormente il panorama internazionale delle politiche digitali.

Le misure prese dall’Australia rispecchiano una crescente consapevolezza dei rischi associati all’uso di applicazioni provenienti da paesi con normative sulla sicurezza che differiscono sensibilmente da quelle occidentali, sollevando questioni importanti sul futuro della protezione dei dati e sulla sicurezza digitale globale.

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