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Trump rilancia: nuove tariffe sui semiconduttori per riportare la produzione negli USA
Nuove tariffe sui semiconduttori: Trump annuncia cambiamenti radicali nella politica industriale USA
Editorial Team28 gennaio 2025

 

 Donald Trump propone nuove tariffe su chip e semiconduttori importati per incentivare la produzione nazionale. Taiwan, leader nella produzione di chip, sottolinea la cooperazione vantaggiosa tra i due paesi, mentre crescono le preoccupazioni sull’impatto economico delle misure.

Punti chiave:

  • Tariffe d’importazione fino al 100% su chip e semiconduttori, annunciate da Trump, mirano a rilanciare la produzione negli USA.
  • Taiwan e Stati Uniti mantengono un forte legame industriale, ma emergono tensioni sul commercio globale.
  • Le proposte potrebbero far aumentare i costi di dispositivi tecnologici e farmaceutici.
  • Il programma CHIPS Act di Biden, con 53 miliardi di dollari in sovvenzioni, rischia di essere sostituito.

Donald Trump ha recentemente delineato un piano aggressivo per ridefinire il panorama industriale statunitense, annunciando l’imminente introduzione di tariffe d’importazione elevate su chip per computer, semiconduttori e altri prodotti tecnologici essenziali, con l’obiettivo di riportare la produzione di questi beni strategici negli Stati Uniti. L’ex presidente, intervenuto alla House GOP Issues Conference presso il Trump National Doral Resort di Miami, ha criticato le politiche dell’attuale amministrazione Biden, definendo il programma di sussidi del CHIPS Act "ridicolo" e preferendo un approccio che incentivi i produttori attraverso esenzioni tariffarie piuttosto che sovvenzioni dirette.

Secondo Trump, l’attuale dipendenza degli Stati Uniti dalla produzione estera, in particolare da Taiwan, rappresenta una vulnerabilità strategica. Ha sottolineato che Taiwan domina il settore, producendo il 98% dei chip globali, una cifra che tuttavia contrasta con le stime della US International Trade Commission, che attribuisce a Taiwan una quota del 44,2% per i chip logici importati dagli Stati Uniti nel 2023. La politica tariffaria di Trump mira a invertire questa tendenza, incentivando la costruzione di impianti di produzione negli Stati Uniti e riducendo la dipendenza dalle catene di approvvigionamento estere.

Taiwan, rappresentata dal suo Ministero degli Affari Economici, ha risposto con cautela, evidenziando come il commercio di semiconduttori tra i due paesi sia un modello di cooperazione vantaggioso per entrambe le economie. Il governo taiwanese ha ribadito la complementarità tra la progettazione statunitense e il modello di produzione taiwanese, promettendo di mantenere un dialogo aperto per affrontare le sfide globali e proteggere gli interessi comuni. Tuttavia, l’isola non ha commentato direttamente le dichiarazioni di Trump, limitandosi a sottolineare che le esportazioni di semiconduttori dovrebbero subire un impatto limitato grazie alla loro superiorità tecnologica.

I propositi di Trump arrivano in un momento importante per l’industria globale dei semiconduttori. Negli ultimi anni, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC), il più grande produttore di chip al mondo, ha rafforzato la sua presenza negli Stati Uniti con piani di investimento significativi, tra cui una fabbrica da 12 miliardi di dollari in Arizona, successivamente ampliata a 65 miliardi di dollari. Questi progetti si inseriscono negli sforzi di lungo periodo volti a diversificare la produzione e ridurre la dipendenza dalla Cina.

Le potenziali implicazioni economiche delle nuove tariffe sono rilevanti. Un rapporto della Consumer Technology Association ha stimato che tariffe elevate potrebbero far salire i prezzi di laptop, tablet e smartphone rispettivamente del 46%, 40% e 26%. Nonostante ciò, Trump si è detto fiducioso che le nuove politiche stimoleranno investimenti senza precedenti nella costruzione di impianti industriali sul suolo americano. Ha inoltre citato l’importanza di mantenere un vantaggio tecnologico, menzionando anche sviluppi nel campo dell’AI, come quelli di DeepSeek, che potrebbero ridurre significativamente i costi di innovazione.

L’amministrazione Biden, nel frattempo, ha cercato di potenziare la produzione nazionale attraverso il CHIPS Act del 2022, destinando 53 miliardi di dollari in sovvenzioni per favorire l’espansione dell’industria dei semiconduttori. Trump ha criticato aspramente questo approccio, sostenendo che l’unico vero incentivo per i produttori sia evitare il pagamento di alte tariffe d’importazione. Ha anche evocato il modello protezionistico dell’ex presidente William McKinley come esempio storico di successo.

Parallelamente, Trump ha incaricato le agenzie federali di indagare sulle pratiche commerciali globali, concentrandosi su deficit commerciali e manipolazioni valutarie, aggiungendo ulteriori pressioni alle relazioni internazionali. Nel 2020, il surplus commerciale di Taiwan con gli Stati Uniti era cresciuto dell’83%, trainato dalla forte domanda di prodotti tecnologici, un dato che potrebbe ora essere messo in discussione dalle nuove politiche tariffarie.

Le misure annunciate segnano un potenziale punto di svolta per il commercio globale e per il futuro della filiera tecnologica, con effetti che si estenderanno ben oltre il mercato statunitense.

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