Bruxelles conferma le scadenze dell’AI Act nonostante le pressioni delle big tech | Llm acronimo | Esempi di intelligenza artificiale nella vita quotidiana | | Turtles AI
L’Unione europea conferma il rigoroso cronoprogramma di attuazione dell’AI Act: obblighi per i modelli generali da agosto 2025 e per quelli ad alto rischio da agosto 2026. Nessuna interruzione nel “tempo di applicazione”.
Punti chiave:
- Nessuna sospensione né periodo di grazia secondo la Commissione europea
- Obblighi per modelli general purpose dall’2 agosto 2025
- Norme per sistemi “ad alto rischio” operative da agosto 2026
- Codice di buone pratiche atteso entro fine 2025
L’Unione europea, con dichiarazione ufficiale del portavoce Thomas Regnier, ha ribadito che l’applicazione dell’AI Act proseguirà senza alcuna interruzione, in risposta alla richiesta di più di cento imprese tecnologiche, fra cui Alphabet, Meta, Mistral AI e ASML, di posticipare le norme. Regnier ha chiarito che non è previsto alcuno “stop‑the‑clock”, periodo di grazia o ritardo. Il calendario prevede che, dopo le disposizioni già entrate in vigore, gli obblighi per i modelli generici scatteranno il 2 agosto 2025, e quelli relativi ai sistemi ad alto rischio originariamente fissati per agosto 2026.
Le imprese tecnologiche sollevano obiezioni sul possibile impatto economico e pratico di tali adempimenti, citando costi di conformità elevati e scarsa chiarezza normativa, aggravata dal ritardo nella pubblicazione del Codice di buone pratiche, la cui versione definitiva arriverà solo verso fine 2025. Pur essendo volontario, tale documento potrebbe offrire maggiore certezza legale alle aziende che sceglieranno di aderire.
La regolamentazione si basa su un approccio graduato in base al rischio: vieta definitivamente usi a “rischio inaccettabile” (come manipolazione comportamentale, social scoring o biometria in tempo reale), impone severe misure a usi definiti “ad alto rischio” – in settori quali biometria, infrastrutture critiche, istruzione e lavoro – e prevede obblighi di trasparenza più contenuti per le applicazioni a “rischio limitato” quali i chatbot. La Commissione inoltre intende semplificare il quadro regolatorio digitale entro fine anno, alleggerendo in particolare gli oneri di rendicontazione per le PMI.
Il percorso di attuazione era già iniziato con l’entrata in vigore del divieto di usi ad alto rischio dal 2 febbraio 2025; il passaggio successivo – le regole per i modelli general purpose – è previsto per agosto 2025, seguito dalle misure per gli ad alto rischio nell’agosto 2026 e altre disposizioni successive nei cicli successivi. Inoltre, un meccanismo di revisione quinquennale garantirà l’aggiornamento periodico delle norme, adattandole ai progressi tecnologici.
Il dibattito resta acceso: importanti aziende europee come Airbus, BNP Paribas, Carrefour e Philips, insieme ad almeno 44 big internazionali, hanno scritto una lettera aperta chiedendo un “stop‑the‑clock” biennale, sostenendo che la normativa è troppo complessa e rischia di danneggiare gli investimenti e la competitività del continente, soprattutto per startup e PMI. La Commissione però respinge ogni richiesta di rinvio, pur lasciando aperta la possibilità di interventi di semplificazione.
L’UE conferma che non prevede modifiche alla tabella di marcia ma resta aperta a facilitare l’attuazione pratica delle norme, mantenendo al centro la sicurezza e l’armonizzazione del mercato interno.


