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Perplexity Introduce la Pubblicità: “Domande Sponsorizzate” nei Risultati di Ricerca
Il motore di ricerca basato su AI sperimenta un nuovo modello di monetizzazione con annunci mirati, puntando a diversificare le sue entrate
Editorial Team13 novembre 2024

 

 Perplexity, il motore di ricerca basato su AI, ha annunciato l’introduzione della pubblicità sulla propria piattaforma, avviando esperimentazioni negli Stati Uniti. Gli annunci saranno presentati sotto forma di "domande sponsorizzate" senza compromettere l’obiettività delle risposte, con l’obiettivo di generare entrate. La mossa segue una crescente pressione per monetizzare, nonostante le controversie relative a plagi e pratiche editoriali.

Punti chiave:

  •  Perplexity introdurrà pubblicità come "domande di follow-up sponsorizzate" accanto alle risposte generate dall’AI.  
  •  Gli annunci saranno distinti come "sponsorizzati" e non influenzeranno le risposte fornite dall’AI.  
  •  Il motore di ricerca si allea con marchi come Indeed, Whole Foods e Universal McCann per il nuovo programma pubblicitario.  
  •  Perplexity si trova sotto pressione per diversificare le proprie fonti di guadagno, dato che la sola opzione di abbonamento premium non basta a sostenere il modello economico.

Perplexity, una delle piattaforme emergenti nel campo della ricerca basata su AI, ha reso noto che da questa settimana inizierà a sperimentare la pubblicità all’interno dei risultati di ricerca. Questa novità segna un cambiamento significativo nel suo approccio economico, mirato a rafforzare il flusso di entrate della società. La pubblicità sarà introdotta sotto forma di "domande sponsorizzate", ossia quesiti che appariranno accanto alle risposte fornite dall’AI e che saranno chiaramente etichettati come "sponsorizzati". Secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, il formato scelto ha lo scopo di integrare la pubblicità in maniera discreta e non invasiva, mantenendo invariata la qualità e l’affidabilità delle risposte, che saranno generate esclusivamente dall’intelligenza artificiale e non influenzate dai brand che sponsorizzano i contenuti. La scelta di queste sponsorizzazioni segue una filosofia che persegue l’obiettivo di preservare l’imparzialità delle risposte, nonostante l’introduzione del nuovo elemento pubblicitario.

La decisione di Perplexity di intraprendere questa strada pubblicitaria arriva in un momento importante per l’azienda, che sta cercando di diversificare le proprie fonti di guadagno. Fino ad oggi, l’unica entrata certa per l’azienda derivava dal suo servizio di abbonamento premium, Perplexity Pro, che offre funzionalità aggiuntive a pagamento per gli utenti, al costo di 20 dollari al mese. Tuttavia, l’azienda ha riconosciuto che questo modello da solo non è sufficiente per garantire una crescita sostenibile nel lungo periodo, soprattutto considerando la necessità di attrarre investimenti per finanziare il proprio sviluppo. La pubblicità, pertanto, è vista come una soluzione per garantire un flusso di entrate più stabile e scalabile. Tra i primi partner commerciali che hanno aderito a questa iniziativa figurano nomi noti come Indeed, Whole Foods, Universal McCann e PMG, che contribuiranno con le proprie campagne pubblicitarie.

Tuttavia, l’introduzione della pubblicità non è priva di critiche e preoccupazioni. A partire dal settore editoriale, alcune testate giornalistiche hanno accusato Perplexity di sfruttare i loro contenuti senza adeguato riconoscimento, replicando fedelmente articoli e risposte in violazione dei diritti d’autore. In particolare, Dow Jones, New York Post e il New York Times hanno intrapreso azioni legali contro l’azienda, accusandola di pratiche di "plagio" o di "cleptocrazia dei contenuti". Perplexity ha reagito a queste accuse affermando di aver migliorato la propria tecnologia di citazione delle fonti e di aver avviato iniziative per ampliare il programma di condivisione delle entrate con gli editori. Nonostante gli sforzi, la pressione sugli editori non si è affievolita, con molti che continuano a ritenere che la piattaforma sfrutti indebitamente i contenuti di terzi.

Dal punto di vista tecnico, Perplexity ha scelto di adottare un formato pubblicitario che si integra senza alterare la qualità delle risposte, un aspetto che rappresenta una delle principali preoccupazioni quando si parla di annunci nel contesto della ricerca basata su AI. A differenza di altri concorrenti come OpenAI, che ha scelto di non introdurre pubblicità nel suo motore di ricerca ChatGPT, Perplexity sta puntando a una monetizzazione più diretta, anche se non priva di sfide. Microsoft, in passato, ha sperimentato brevemente la pubblicità all’interno delle risposte fornite dal suo chatbot Bing, ma ha ritirato questa funzione dopo un periodo di test, dimostrando quanto complessa sia l’integrazione della pubblicità nei sistemi di AI.

 Perplexity sta cercando di adattarsi al dinamico mercato della ricerca online, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra utilità per l’utente e necessità di generare entrate. La risposta del pubblico e degli inserzionisti, così come l’evoluzione delle sue pratiche editoriali, saranno determinanti per il futuro di questa innovativa piattaforma.