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Si sveglia alle tre del mattino per combattere l’Alzheimer: la doppia vita di un liceale alla guida di una startup globale di AI
Dalla camera da letto di Seoul ai team distribuiti in più Paesi, Alex Yang ha costruito Reteena partendo dal web, puntando su risonanze magnetiche a basso campo e strumenti digitali per rendere la diagnosi e il supporto ai pazienti più accessibili
Editorial Team27 dicembre 2025

 


Un diciottenne di Seoul, Alex Yang, guida da solo una startup globale di AI, Reteena, per rinnovare la diagnosi e la terapia dell’Alzheimer migliorando immagini MRI a basso campo e creando strumenti digitali di supporto alla memoria. Sfida fusi orari, ostacoli clinici e ricerca scientifica. 

Punti chiave:

  • Startup nata da zero con collaboratori incontrati online, senza rete professionale iniziale. 
  • Obiettivo: diagnosi precoce e accessibile dell’Alzheimer tramite machine learning su MRI a basso campo. 
  • Primo prodotto: Remembrance, un assistente AI per la terapia della reminiscenza. 
  • Difficoltà significative nell’integrare tecnologie AI nel contesto clinico per test sui pazienti. 

Nel cuore di Seoul un ragazzo di diciotto anni inizia la giornata mentre il resto del mondo dorme: alle tre del mattino Alex Yang risponde a messaggi, aggiorna codice e coordina una squadra sparsa tra Stati Uniti, Florida, Michigan e altre parti del pianeta. È la routine di chi, pur essendo ancora studente all’ultimo anno di liceo, ha deciso di lanciare una sfida che molti scienziati navigati evitano: portare l’AI nel campo dell’Alzheimer. Reteena, la startup che ha fondato da zero attingendo a Discord, GitHub e comunità online, non è un semplice progetto scolastico ma una missione per rendere più economica e diffusa la diagnosi precoce della malattia che erode la memoria e l’identità delle persone. 

La sua spinta non nasce da un’idea astratta, ma da racconti di familiari e conoscenti colpiti da questa forma di demenza: la paura e la frustrazione si sono trasformate in determinazione a trovare soluzioni reali, pur senza avere alle spalle un laboratorio universitario o contatti nel mondo della ricerca. Dopo molte porte chiuse in faccia, Alex ha visto rispondere studenti di diverse discipline, tutti desiderosi di contribuire. Da questo mosaico di talenti è nato un team che ha deciso di adottare il nome “Reteena”, un gioco di parole evocativo che richiama la retina e l’idea di portare una nuova “visione” alla diagnosi dell’Alzheimer. 

Il progetto iniziale del gruppo si concentra su un problema concreto: le macchine per risonanza magnetica a basso campo sono più piccole, meno costose e potenzialmente portatili rispetto ai macchinari tradizionali, ma le immagini che producono sono meno nitide. Applicando tecniche di machine learning e deep learning, Reteena lavora per migliorare la qualità di queste immagini e renderle utili nella diagnosi precoce della malattia. In un mondo in cui la diagnosi precoce può fare la differenza non solo nella gestione clinica, ma anche nella qualità della vita dei pazienti e delle famiglie, questo lavoro si inserisce in un contesto di innovazioni in corso, dove l’AI sta già aiutando a prevedere la progressione dell’Alzheimer analizzando MRI e altri dati complessi con grande precisione. 

Guidare un team globale di adolescenti non è cosa da poco: oltre alle barriere culturali e temporali, Alex ha imparato l’arte di orchestrare flussi di lavoro asincroni, documentazione rigorosa e comunicazione continua per evitare errori che potrebbero vanificare mesi di sforzi. Il primo grande riconoscimento è arrivato quando la loro ricerca è stata accettata alla conferenza IEEE BigData 2024, uno degli eventi più importanti nel panorama mondiale dell’intelligenza artificiale, dando credibilità a un progetto nato fuori dalle tradizionali accademie. 

Ma Reteena non si è fermata alla ricerca: negli ultimi mesi il team ha lanciato Remembrance, un prodotto pensato per i pazienti affetti da Alzheimer. È un assistente digitale che sfrutta l’AI per aiutare le persone a riscoprire ricordi attraverso domande delicate e per organizzare le esperienze evocate in una sorta di archivio personale digitale, una memoria vivente che può essere esplorata nel tempo. Il sistema utilizza strutture dati sofisticate come knowledge graph per riflettere in modo analogico alla memoria umana come i ricordi sono collegati tra loro. 

Tuttavia, la strada tra codice e clinica è irta di ostacoli: quando il team ha cercato di testare il prodotto nel mondo reale, collaborando con ospedali e pazienti, i rigidi requisiti di conformità normativa e i comitati di revisione istituzionale hanno bloccato ogni tentativo di accesso ai dati reali. Queste difficoltà raccontano una verità che molti innovatori in ambito healthcare conoscono bene: non basta avere una tecnologia promettente, bisogna sapersi muovere in un ecosistema regolamentato e conservatore.

Nel frattempo, Reteena continua a crescere, ampliando il suo team e la sua ricerca in nuove direzioni, come lo studio di pattern del linguaggio e marcatori genetici correlati alla progressione dell’Alzheimer, amplificando il proprio impegno nel panorama della tecnologia sanitaria. Documentare questo viaggio su LinkedIn ha ulteriormente aumentato la visibilità del progetto, attirando l’attenzione di mentor e investitori associati a nomi importanti come Y Combinator e Pear VC, e ispirando studenti di tutto il mondo a intraprendere progetti tecnologici ambiziosi. 

Una narrazione di sacrifici, sogni e tecnologia che si intrecciano come in un mosaico di luci e ombre, dove ogni ora di veglia diventa un pezzo di futuro che si costruisce oggi. Una frase, come un ultimo pennello che sfuma l’orizzonte, riassume l’intensità di questo percorso: “È stato, e lo sarà sempre, un’esperienza che vale ogni notte insonne.”