Starcloud, la nuvola che sale al cielo: dove l’AI accende i motori tra le stelle | Festina Lente - Notizie, recensioni e approfondimenti sull’intelligenza artificiale | Turtles AI

Starcloud, la nuvola che sale al cielo: dove l’AI accende i motori tra le stelle
In orbita prende forma un nuovo modo di pensare il calcolo: satelliti che dialogano con la Terra, chip che respirano luce solare e modelli che imparano sospesi nel vuoto, e le aziende trasformano lo spazio in un laboratorio di energia inesauribile
Editorial Team12 dicembre 2025

 

Starcloud, con il sostegno di Nvidia, ha compiuto il primo addestramento di un modello di AI nello spazio usando un GPU Nvidia H100 su Starcloud-1 e sta sperimentando l’esecuzione in orbita di Gemma, aprendo scenari per data center energeticamente sostenibili in orbita. 

Punti chiave:

  •  Starcloud ha addestrato e fatto funzionare un modello di AI nello spazio su una GPU Nvidia H100 a bordo del satellite Starcloud-1 
  •  L’impulso viene da una combinazione di energia solare continua e capacità di raffreddamento naturale in orbita 
  •  Progetti concorrenti come Google Project Suncatcher e Aetherflux puntano verso data center orbitali entro il 2027 
  •  Starcloud prevede un centro dati orbitale da 5 gigawatt e una nuova missione con GPU Blackwell nel 2026 

 

Starcloud-1, una piccola “macchina pensante” in orbita terrestre bassa, ha spedito il suo primo messaggio di saluto all’umanità  “Greetings, Earthlings!”  non come elemento di fantascienza ma come testimonianza concreta di un chip di elaborazione grafica Nvidia H100 che, sospinto dalla luce solare e dal vuoto cosmico, sta interrogando e rispondendo con risposte elaborate da Gemma, un grande modello linguistico aperto di Google, mentre fluttua a centinaia di chilometri sopra la superficie terrestre. Il lancio, avvenuto all’inizio di novembre 2025 a bordo di un razzo SpaceX, ha portato nello spazio quello che Starcloud definisce un primo mattoncino di data center orbitale, con una GPU ritenuta circa cento volte più potente di qualsiasi processore del suo genere mai inviato prima in orbita.

Nell’orbita spettrale dove la notte e il giorno si alternano decine di volte al giorno, la nuova infrastruttura sfrutta il sole ininterrotto e il “freddo infinito” del vuoto per catturare energia e dissipare il calore, tentando di aggirare alcune delle principali limitazioni dei centri dati tradizionali: i vincoli energetici, le reti elettriche sotto stress, le tonnellate d’acqua utilizzate per il raffreddamento e i cicli di emissioni che accompagnano l’elaborazione terrestre di grandi modelli di AI. Philip Johnston, CEO di Starcloud, parla esplicitamente della possibilità che “tutto ciò che si può fare in un data center terrestre possa essere fatto anche nello spazio”, mettendo l’accento su una logica di calcolo migrato dove l’energia è più abbondante e i costi in teoria più bassi.

Oltre alla semplice esecuzione di Gemma, Starcloud ha impiegato lo stesso chip per addestrare NanoGPT, un modello più piccolo creato da Andrej Karpathy, sui testi integrali di Shakespeare, ottenendo risposte in un inglese shakespeariano quando interrogato, come prova di concetto della potenza di calcolo disponibile in orbita. Questi esperimenti servono anche a illustrare come carichi di lavoro di AI dall’analisi di immagini satellitari alla risposta in tempo reale su parametri di volo  possano in futuro essere eseguiti in ambienti che non dipendono dalle griglie elettriche terrestri.

Starcloud non è sola in questa corsa: giganti tecnologici e startup stanno esplorando vie simili. Alla fine di novembre Google ha svelato Project Suncatcher, che mira a lanciare satelliti alimentati a energia solare con unità di elaborazione tensoriale proprie, mentre aziende come Aetherflux hanno annunciato piani per data center orbitali già nel primo trimestre del 2027. Lonestar Data Holdings guarda invece alla superficie lunare come possibile sede di grandi strutture di calcolo, ampliando ulteriormente lo spettro delle ambizioni extra-terrestri.

Il piano di Starcloud non si limita a piccoli satelliti: nel suo white paper l’azienda parla di un data center in orbita da 5 gigawatt con pannelli solari e sistemi di raffreddamento che si estendono per circa quattro chilometri, sfruttando l’assenza di atmosfera e la luce solare continua per alimentare modelli di AI di prossima generazione in modo sostenibile e con costi energetici potenzialmente molto inferiori a quelli terrestri. Tutto questo si inserisce in un contesto in cui la domanda globale di elettricità da parte dei data center è attesa più che raddoppiare entro il 2030, secondo le stime delle agenzie internazionali, spingendo le aziende a cercare nuove strade per il calcolo su larga scala.

Non mancano tuttavia questioni complesse: le radiazioni intense, la manutenzione delle infrastrutture in orbita, i detriti spaziali e le normative internazionali sulla gestione dei dati e del traffico spaziale presentano ostacoli non banali che analisti e osservatori del settore stanno ancora esplorando mentre l’interesse e gli investimenti crescono. Nel frattempo, Starcloud ha già raccolto finanziamenti da soggetti come In-Q-Tel, un veicolo di investimento legato alla comunità di intelligence statunitense, per accelerare lo sviluppo delle proprie tecnologie di data center spaziali.

Starcloud prevede di lanciare nel 2026 una nuova missione con più GPU Nvidia H100 e la piattaforma Blackwell per aumentare ulteriormente le prestazioni di AI in orbita, integrando anche moduli cloud gestibili dai clienti per distribuire carichi di lavoro dall’alto verso la Terra, segnando un ulteriore passo in questo insolito teatro computazionale che si sta allargando oltre l’atmosfera. 

In un tempo in cui l’elaborazione di grandi modelli e la sostenibilità energetica sono sempre più intrecciate, l’idea di centri di calcolo solari che orbitano intorno al pianeta rimane un campo di tentativi, discussioni e sperimentazioni.