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Paradronics e il pensiero che parla: il chip che riaccende conversazioni sospese
Paradromics ottiene il via libera della FDA per testare Connexus, un dispositivo capace di trasformare impulsi neuronali in parole e testo, aprendo la strada a nuove forme di comunicazione per chi ha perso la possibilità di parlare
Editorial Team23 novembre 2025

 

 Paradromics, azienda texana di neurotecnologia, ha ottenuto l’ok della FDA per impiantare il suo chip Connexus in due persone con gravi disabilità motorie. L’obiettivo: tradurre l’attività cerebrale in testo o voce, restituendo la capacità di comunicare.

Punti chiave:

  • Paradromics ha ricevuto dall’FDA l’autorizzazione Investigational Device Exemption per lo studio clinico “Connect-One” con il suo BCI Connexus. 
  • Il sistema usa elettrodi microscopici di platino-iridio per registrare l’attività dei singoli neuroni e trasmettere i dati tramite un ricevitore impiantato nel torace.
  • Il primo studio clinico sarà condotto su due persone con disabilità motoria grave e problemi di comunicazione, ma Paradromics prevede di estendere il trial a altri partecipanti. 
  • Paradromics ha già completato un primo impianto umano in concomitanza con un’operazione per l’epilessia, dimostrando che il dispositivo può registrare e essere rimosso in sicurezza. 

Nel cuore di Austin una startup chiamata Paradromics si prepara a scrivere un nuovo capitolo nelle interfacce cervello-macchina: ha appena ricevuto il via libera dalla FDA per impiantare il suo dispositivo Connexus, un piccolo disco, poco più grande di una moneta, nel cervello di due persone con gravi handicap motori, con un sogno tanto audace quanto compassionevole: restituire loro la parola. Questo impianto, concepito con elettrodi sottilissimi quanto un capello, realizzati in lega di platino-iridio, penetra la corteccia cerebrale con delicatezza per catturare il linguaggio dei singoli neuroni, e poi invia quei segnali attraverso un ricevitore sottocutaneo al torace, che li rimanda senza fili a un computer esterno. Lì un algoritmo di intelligenza artificiale trasforma pensiero in testo o voce sintetica, offrendo la possibilità a chi non può più parlare di esprimersi nuovamente.

L’approvazione dell’FDA arriva dopo anni di test preclinici e dopo un passaggio clinico di grande significato: il primo impianto umano di Connexus è stato posizionato durante un’operazione per l’epilessia all’Università del Michigan, dove, dopo circa venti minuti, è stato estratto intatto, riuscendo a registrare senza danni l’attività neuronale. Questo risultato ha dato la carica a Paradromics per il suo studio chiamato “Connect-One”, che prevede un periodo di osservazione prolungato  fino a sei anni  per valutarne la sicurezza, la stabilità nel tempo e la capacità di tradurre il pensiero in comunicazione tangibile. 

Il profilo di sicurezza e di performance di Connexus è particolarmente ambizioso: Paradromics dichiara che la sua interfaccia registra a livello di singolo neurone, offrendo una larghezza di banda informativa superiore rispetto a molte soluzioni concorrenti.  L’azienda aveva già ottenuto dalla FDA due designazioni di “Breakthrough Device”, che accelerano il processo regolatorio per tecnologie potenzialmente trasformative.  In parallelo, Paradromics ha creato un registro pazienti per raccogliere manifestazioni d’interesse da chi potrebbe beneficiare di questa interfaccia in futuro. 

Il progetto iniziale coinvolgerà due centri clinici negli Stati Uniti: UC Davis in California, il Massachusetts General Hospital a Boston e l’Università del Michigan ad Ann Arbor.  Le persone selezionate dovranno vivere entro quattro ore da uno di questi centri e presentare condizioni come la perdita del movimento volontario o l’impossibilità di parlare a causa di patologie come l’ALS, ictus o lesioni spinali.  Durante lo studio, i partecipanti saranno seguiti da un team multidisciplinare che regolerà il sistema e lo adatterà progressivamente alle loro capacità comunicative.

Sul fronte tecnologico, Connexus è progettato per essere scalabile: in futuro Paradromics prevede di collegare fino a quattro moduli corticali per arrivare a oltre 1.600 canali di registrazione neurale, con materiali già collaudati e una robustezza pensata per un uso a lungo termine.  L’ambizione non si limita solo al recupero della parola: l’azienda immagina applicazioni su condizioni neurologiche ancora più ampie, dalla depressione al dolore cronico, passando per la dipendenza e altri disturbi in cui l’attività cerebrale possa offrire un punto di intervento terapeutico. 

Sul fronte finanziario, Paradromics aveva già raccolto investimenti significativi: un round da 33 milioni di dollari guidato da Prime Movers Lab aveva sostenuto lo sviluppo del dispositivo Connexus, riconosciuto fin da allora come “Breakthrough Device”.  Dal canto suo, Neuralink non è l’unico antagonista: il panorama BCI vede altri attori come Synchron, Precision Neuroscience, Cognixion e Merge Labs farsi largo nella corsa all’interfaccia neurale.

Questo primo studio clinico segna per Paradromics il passaggio a una fase pienamente clinica, posizionando l’azienda tra le poche in grado di offrire un’interfaccia completamente impiantabile, con risoluzione neuronale, capace di tradurre il pensiero in comunicazione concreta.

Una scommessa scientifica e umana volta a ricostruire ponti tra cervello e mondo esterno.