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Il tassametro del futuro: la Corea del Sud cerca la corsa giusta
Un piano della Banca di Corea immagina un fondo alimentato da ogni viaggio per riscattare le licenze tradizionali e aprire la strada ai taxi senza conducente, tra sfide economiche, tutele sociali e concorrenza globale sempre più serrata
Editorial Team3 settembre 2025

 

 La Banca di Corea propone di introdurre una commissione del 10 % o 1.000 won a corsa per raccogliere 2,3 trilioni di won in cinque anni e finanziare l’acquisto e l’annullamento delle licenze taxi per favorire l’ingresso dei taxi autonomi. L’obiettivo è colmare il ritardo tecnologico rispetto a USA e Cina e tutelare sia consumatori sia tassisti in una transizione inevitabile.

Punti chiave:

  • Tassa del 10 % o 1.000 won per corsa per creare un fondo di 2,3 trilioni di won
  • Il piano coprirebbe l’acquisto di licenze taxi utilizzando una logica simile a quella australiana
  • La Corea del Sud attualmente è indietro nella guida autonoma rispetto a USA e Cina
  • L’invecchiamento dei conducenti e barriere regolatorie frenano la trasformazione del settore

La Banca di Corea ha recentemente presentato un piano organico per riformare il settore taxi sudcoreano inserendo una sorta di “patrimonio collettivo” da costruire con una tariffa aggiuntiva  del 10 % sul prezzo del viaggio o un’imposta fissa di 1.000 won per corsa  da destinare interamente all’acquisizione e alla revoca delle licenze taxi attuali, con l’obiettivo di raccogliere circa 2,3 trilioni di won in cinque anni. L’analisi economica contiene una stima impattante: se 7.000 taxi tradizionali a Seoul fossero sostituiti da taxi autonomi, i consumatori beneficerebbero di un valore annuale aggiuntivo pari a circa 160 miliardi di won.

Il calcolo parte dal costo stimato delle licenze individuali, pari a circa 120 milioni di won ciascuna per circa 49.074 tassisti nella sola Seoul, totale in linea con una cifra di mercato stimata intorno ai 5,89 trilioni di won. Ispirandosi al modello australiano  che copre circa il 39 % del valore di mercato delle licenze  la Banca centrale suggerisce un fondo simile ma più modesto, rivolto specificamente alla capitale.

Il motivo politico ed economico alla base del piano è una chiara ammissione della crescente distanza tecnologica della Corea del Sud rispetto a Stati Uniti e Cina, dove investimenti di oltre 14 trilioni di won sono stati effettuati per addestrare sistemi AI, raccogliere dati e avviare servizi di taxi autonomi commerciali. Il mercato globale di settore è previsto crescere da 3 miliardi di dollari nel 2024 a circa 190 miliardi entro il 2034, con un tasso annuo medio di circa il 51 %.

In Corea le restrizioni normative  vietando servizi come Uber e Tada e mantenendo una quota del taxi tradizionale intorno al 94% (solo il 6 % è in modalità “cruising”)  hanno frenato l’innovazione e limitato l’offerta per i consumatori, ostacolando l’ingresso di nuovi conducenti, soprattutto giovani. L’età media dei tassisti è elevata  72 % ha oltre 60 anni  e molti evitano i turni notturni, riducendo disponibilità e flessibilità.

Tra le proposte complementari, la Banca suggerisce di semplificare le regole sul numero totale di licenze taxi, di introdurre meccanismi compensativi  analoghi alla “bruciatura” delle licenze acquistate  e di offrire garanzie o sistemi di co-profit sharing per attenuare l’impatto sui tassisti esistenti.

Con un approccio misurato: sostenendo i conducenti come risorsa, tutelando il potenziale tecnologico ed evitando impatti distruttivi sul valore delle licenze  come accaduto a New York dopo l’arrivo di Uber, con un crollo del 92 % del prezzo medio delle licenze tra 2014 e 2020 e un’ondata di default di tassisti indebitati  il piano punta a costruire un’evoluzione graduale e socialmente sostenibile.

Una riflessione sostenuta da dati attuali e proiezioni intense, che contestualizzano l’operazione nel più ampio cammino verso un sistema taxi più moderno, consumer-oriented e tecnologicamente competitivo.