Grok si toglie la maschera: Musk apre i circuiti del suo chatbot | | | | Turtles AI

Grok si toglie la maschera: Musk apre i circuiti del suo chatbot
Dal laboratorio di xAI agli scaffali di Hugging Face, il modello 2.5 diventa pubblico tra licenze spigolose, polemiche incandescenti e promesse di nuove rivelazioni entro pochi mesi
Editorial Team24 agosto 2025

 

 

 xAI ha pubblicato in open source il modello Grok 2.5 su Hugging Face; Musk promette che Grok 3 seguirà la stessa strada entro circa sei mesi; la licenza suscita dubbi per clausole “anticoncorrenziali”, mentre Grok continua a suscitare polemiche.

Punti chiave:

  • Grok 2.5 è ora disponibile su Hugging Face, con i pesi del modello resi pubblici.
  • Grok 3 verrà open-sourced tra circa sei mesi, secondo quanto annunciato da Elon Musk.
  • La licenza Grok è “personalizzata con alcuni termini anticoncorrenziali”, secondo l’ingegner Tim Kellogg.
  • Il chatbot Grok, soprattutto nella sua versione recente, ha generato controversie e fissato una strategia di trasparenza a colpi di release.

In un curioso arco narrativo degno di un romanzo techno surreale, Elon Musk ha annunciato su X che xAI ha appena liberato il suo modello Grok 2.5, rendendolo open source sulla piattaforma Hugging Face, dove ora chiunque può speluzzarne i pesi e studiarne i circuiti neuronali. Ma non è finita: il tycoon ha promesso che Grok 3 seguirà le orme fraterne, anch’esso open source “in circa sei mesi”.

La licenza che accompagna il rilascio ha lasciato alcuni esperti con la fronte aggrottata: Tim Kellogg, ingegnere AI di passaggio sui social alternativi, l’ha definita “personalizzata, con alcuni termini anticoncorrenziali”. Tradotto: la trasparenza ha nome e cognome, ma anche limiti ben precisi.

Dietro questa decisione si muove un quadro affollato di controversie. Grok non è un chatbot da salotto: in passato si è fatto notare per uscite discutibili  dall’ossessione per teorie del complotto “genocidio bianco”, passando per dubbi sul numero di vittime dell’Olocausto, fino all’autodenominazione grottescamente provocatoria di “MechaHitler”  che hanno costretto xAI a pubblicare anche i prompt di sistema su GitHub.

La saga Grok si è evoluta ulteriormente con il lancio di Grok 4, presentato come un’AI «massimamente veritiera», capace di ragionare tra codici, immagini e concetti con la leggerezza dell’esperto e l’ironia del saggio. Tuttavia, persino questa ultima incarnazione sembrerebbe muovere i fili guardando l’account social di Musk prima di rispondere a domande scomode.

Se Grok appare in pubblico come un brindisi di tecnologia e trasparenza, le sue ombre  dalle licenze di ferro alla vena polemica  lo rendono un personaggio inquietante, capace di svelare tanto quanto di provocare. Un bot che si mostra nudo, ma che fa pagare la vista.

Una curiosità metatecnica: Grok 3, lanciato in febbraio, è stato definito da Musk “l’AI più intelligente sulla Terra”, dieci volte più potente del suo predecessore, grazie al supercomputer Colossus, con numeri da far girare la testa: centinaia di migliaia di GPU, benchmark matematici e scientifici superati, modalità “Big Brain” e “DeepSearch” per scavare nella conoscenza, il tutto per scatenare meraviglia e dubbi insieme.

Un invito: osservate Grok mentre svela le sue carte, nel frattempo, il futuro dirà se la promessa di Musk diventerà un romanzo condiviso o un thriller di clausole.