Chip di seta e catene d’oro: la partita di Nvidia tra Pechino e Washington | | | | Turtles AI

Chip di seta e catene d’oro: la partita di Nvidia tra Pechino e Washington
Mentre l’H20 viene tassato come pedaggio di confine e il Blackwell attende un lasciapassare, Nvidia danza tra sospetti di backdoor cinesi e pretese di percentuali americane, con il B30A pronto come compromesso di silicio
Editorial Team23 agosto 2025

 


Nvidia è immersa in un calibrato gioco diplomatico: dopo aver strappato via libera parziale per esportare l’H20 in Cina (con un contributo del 15 % sui ricavi), ora negozia con l’amministrazione Trump l’approvazione di un nuovo chip basato su Blackwell.

Punti chiave:

  • Licenze H20 ripristinate tramite accordo con Trump e pagamento del 15 % sui ricavi.
  • Produzione H20 sospesa su indicazione di Pechino per presunti rischi di sicurezza.
  • Negoziazioni in corso per un chip Blackwell “annacquato”, denominato B30A, meno potente, utile a ritornare sul mercato cinese.
  • Contesto geopolitico mobile, tra retorica commerciale, pressione normativa e diplomazia high-tech.

 

Nella danza incandescente tra Silicon Valley e i corridoi gialli di Pechino, Nvidia ha inviato il proprio CEO, Jensen Huang, al centro di una partita fatta di leve geopolitiche e transistor. Dopo essere riuscito con un colpo di lobbying, dicono alcune fonti a invertire l’assurda proibizione sull’H20 negata dai decreti presidenziali, ha negoziato un accordo tutto meno che intimorale: può vendere ai clienti cinesi l’H20, pagando però il 15 % del ricavato allo Stato americano. Un compromesso che, se da un lato rianima i magazzini pieni e i conti trimestrali, dall’altro consegna alla retorica delle “restrizioni per la sicurezza” un valore esplicito in dollari.

Proprio mentre la partita sembrava di nuovo in carreggiata, Pechino ha messo il freno. Autorità locali hanno invitato imprese a interrompere gli ordini dell’H20, evocando rischi di “backdoor” di dubbia plausibilità tecnica. Nvidia ha reagito come un equilibrista: ha fermato la produzione  Samsung, TSMC e Amkor hanno sospeso le linee  e ha ribadito che nessuna spia siliconica è nascosta nel chip.

Nel frattempo, in un capolavoro di marketing e compromesso tecnologico, Nvidia ha già pronto il sostituto metaforico dell’H20: un chip della linea Blackwell «ammorbidito» (chiamato B30A o analoghi come 6000D/B40), dotato di meno potenza, memorie GDDR convenzionali invece dell’HBM e un packaging semplificato che non richiede tecnologie costose come il CoWoS di TSMC. Costa meno, tra 6.500 e 8.000 dollari contro i 10.000/12.000 del predecessore e andrà in produzione di massa a giugno.

Alla base di questo braccio di ferro  narrato fra sale da pranzo dorate e corridoi congressuali  stanno ovvie ragioni: l’export limitato dal governo statunitense ha ridotto la quota di mercato di Nvidia in Cina dal 95 % a poco più della metà, e i magazzini si sono riempiti di H20 invenduti, causando miliardi di perdite. La soluzione, ibrida come un chip AMD condiviso con il fisco, è stata una cessione su due fronti: Pechino rialza le antenne, Washington incassa e Nvidia continua a rimanere rilevante (o partecipe) nella sua arena più ambita. 

Ecco quindi la parabola: da H20 proibiti, a H20 tassati, fino al possibile B30A  un viaggio che evoca un lancio di falco diplomatico ma con ali di silicio disattivate. Con ironia, potremmo dire che l’AI sta imparando a trattare con i governi più dei lobbisti.