NVIDIA B30A: il “fratello minore” di Blackwell pronto a sbarcare in Cina | | | | Turtles AI

NVIDIA B30A: il “fratello minore” di Blackwell pronto a sbarcare in Cina
Un chip con metà muscoli e tutta l’astuzia: più veloce dell’H20, dimezzato rispetto al B300, ritagliato su misura tra vincoli americani, appetiti cinesi e calcoli geopolitici
Editorial Team20 agosto 2025

 


NVIDIA sta sviluppando un nuovo chip AI per il mercato cinese denominato B30A: più veloce dell’H20, ma con potenza dimezzata rispetto al modello di punta B300. L’azienda prevede di inviare campioni già il prossimo mese, mentre il contesto normativo resta incerto.

Punti chiave:

  •  Chip B30A basato su architettura Blackwell, potenza circa metà del B300.
  •  Design a singolo die, include memoria ad alta larghezza di banda e NVLink.
  •  Destinato a superare le prestazioni dell’H20, attualmente disponibile in Cina.
  •  Invio di campioni previsto per settembre; via libera normativo ancora da ottenere.

In un curioso intreccio tra tecnologia e diplomazia, NVIDIA starebbe preparando un nuovo chip AI su misura per la Cina, chiamato B30A, che promette di essere più scattante dell’attuale H20 e, al contempo, meno imponente della super-macchina B300: una creatura di mezza taglia, mezzo potenziale, ma ancora ben robusta. Lo rivela Reuters, spiegando che la nuova unità è basata sull’architettura Blackwell, ma con un design monolitico,un singolo die che racchiude tutto il calcolo, anziché il doppio chiplet delle versioni top: ciò ne farebbe un motore da circa il 50 % della potenza grezza del B300.

Nonostante la riduzione, il chip include tecnologie chiave come memoria HBM ad altissima larghezza di banda e NVLink, strumenti cari anche all’H20,una conferma che il B30A non rinuncia all’efficienza e la rapidità di scambio dati, pur restando nei limiti imposti dai controlli americani. L’intenzione sarebbe quella di consegnare i primi campioni a clienti cinesi già a settembre, perché l’azienda “valuta una varietà di prodotti per essere pronta a competere nella misura in cui i governi lo permettono”.

Il tutto si svolge sullo sfondo di un abile balletto politico: l’amministrazione Trump ha infatti aperto uno spiraglio permettendo la vendita di un chip “potenziato in negativo”, con tagli prestazionali del 30–50 %, in cambio di una fetta del 15 % sui ricavi dalle vendite in Cina. Un meccanismo inedito che sospende per un momento l’eterna tensione tra sicurezza nazionale e business globale, lasciando in equilibrio l’arsenale più avanzato di NVIDIA e le aspirazioni del colosso cinese.

Intanto, come se non bastasse, NVIDIA pare stia lavorando anche a un secondo chip second-tier per la Cina: l’RTX 6000D, dedicato a compiti di inference, con specifiche ancor più modeste e pensato per restare sotto le soglie di export imposte (memoria GDDR, banda limitata, prezzo più contenuto). Insomma, un doppio fronte operativo: addestramento con il B30A, inference con il RTX 6000D.

La mossa di NVIDIA si inscrive in una strategia già rodata: personalizzare e affilare chip diversi in base alla tempistica e alla geopolitica, costruendo su misura l’unica chiave d’ingresso possibile nel mercato cinese che rappresenta un 13 % dei suoi ricavi recenti senza cedere alla concorrenza interna, come Huawei, che pure sta crescendo. Un gioco di equilibrio dove il codice si fa trattativa e dove il mercato segue passo a passo la diplomazia hi-tech.


E così, tra silicio e sanzioni, NVIDIA affila la tecnologia da un lato e la diplomazia dall’altro, in un atto di equilibrismo che va oltre i circuiti e si gioca nei corridoi del potere.