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Il governo dell’Albania parla in codice
Tra leggi europee digerite da software e droni a caccia di abusi, l’Albania affida all’AI il compito di lucidare la macchina dello Stato, sperando che il volante resti saldo nelle mani giuste
Editorial Team15 agosto 2025

 


L’Albania punta all’adesione UE entro il 2030, affidandosi all’AI per armonizzare leggi, accelerare traduzioni e snellire appalti. L’AI potrebbe perfino guidare un ministero. Ma per l’opposizione, l’innovazione rischia solo di mascherare i difetti strutturali.

Punti chiave:

  • L’AI viene impiegata per traduzione automatica e conformità normativa all’“acquis” dell’UE
  • Sistemi intelligenti applicati agli appalti pubblici per contrastare la corruzione
  • Sperimentazioni in sanità, trasporti e digitalizzazione dei servizi via piattaforma e-Albania
  • Critica opposta: strumenti solo cosmetici senza trasparenza e riforme reali

In un’inedita fusione tra algoritmi e ambizione europea, Tirana sta orchestrando un repertorio tecnologico mai visto prima: l’AI è stata reclutata per scandagliare leggi europee e nazionali, stanare incongruenze normative e rendere l’adesione all’Unione un processo quasi “in tempo reale”. Non servirebbe armata di traduttori, dicono dal governo, ma un’AI capace di segnalare, con fredda precisione, dove il nostro ordinamento inciampa rispetto alle direttive comunitarie.

Nel frattempo, il sogno  o l’ossessione  di una burocrazia senza umani si fa strada: si parla addirittura di un ministero governato da un’AI, un nuovo “ministro virtuale” che, nel bene o nel male, sarà “il più efficiente del governo”. Tra l’entusiasmo degli innovatori e l’ironia discreta di chi prova a vedere una metafora, restano però le carte: la flessibilità e la rapidità negoziale non possono prescindere dalla politica.

Progetti concreti sembrano già in corso: nei servizi pubblici, sanità, scuola, agricoltura, l’AI promette diagnosi più veloci, insegnamento su misura e coltivazioni ottimizzate. E-Albania 2.0 diventerà una piattaforma predisposta a intuire bisogni e semplificare relazioni fra cittadini e Stato, anche grazie a un assistente virtuale, un’idea che più ubriacante della trama di una serie TV.

Il campo più delicato è quello degli appalti: l’AI qui è invocata come rimedio anti-corruzione, capace di filtrare bandi, monitorare offerte e sventare irregolarità. Ma sono gli esperti a frenare: manca trasparenza sugli algoritmi, i dati sono spesso di bassa qualità, e non è chiaro chi controllerà il controllore digitale. Un progetto ambizioso, certo, ma senza infrastruttura, formazione adeguata e norme solide “è come mettere un vestito nuovo a un sistema vecchio”.

E dietro alla retorica high-tech, l’Albania si confronta con problemi vecchi di decenni: una magistratura ancora fragile, indici di corruzione elevati (posizione 80esima secondo Transparency International per il 2024), pressione politica sugli organi indipendenti e nepotismi che continuano a prosperare.

Negli ultimi mesi, inoltre, il governo è riuscito a raggiungere la quarta legislatura consecutiva, rafforzando così la sua maggioranza e mantenendo la direzione verso Bruxelles, dove le trattative si sono aperte concretamente a più capitoli del negoziato e potrebbero essere concluse entro il 2027, puntando all’UE nel 2030.

Ma questa rincorsa tecnologica incontra anche una voce critica: quella dell’opposizione, che avverte come l’AI, senza partecipazione pubblica, supervisione democratica e meccanismi di responsabilità, rischia di diventare una maschera per le solite “interferenze”. "Non basta mettere un sistema nel cloud per correggere un sistema corrotto", ammonisce l’opposizione.

In ultima battuta, se pure questo sforzo sembra avanzare lungo un filo teso tra speranze digitali e realismo politico, non è ancora chiaro se l’AI sarà davvero il contrappeso o soltanto un riflesso scintillante di un problema mai risolto.