Oxmiq Labs: la nuova sinfonia di silicio di Raja Koduri | Festina Lente - Notizie, recensioni e approfondimenti sull’intelligenza artificiale | Turtles AI

Oxmiq Labs: la nuova sinfonia di silicio di Raja Koduri
L’ex direttore d’orchestra di Intel e AMD riscrive lo spartito GPU su base RISC-V, promettendo chiplet modulabili, agenti in silicio e Python che suona CUDA senza spartiti Nvidia. Ma per ora, più teoria che concerto
Editorial Team7 agosto 2025

 

 Raja Koduri torna in campo con Oxmiq Labs: una startup che riscrive l’architettura GPU “dagli atomi agli agenti”, fondata su IP licenziabili RISC‑V e un ecosistema software “software‑first” (OXCapsule, OXPython). Parla di chiplet, multimodalità AI, modalità di memoria e partnership – tutto ancora senza silicio concreto in mano.

Punti chiave:

  • Fondatore illustre con 500 anni di esperienza complessiva nel team
  • OXCORE: core GPU RISC‑V modulare per scalabilità massima
  • OXPython: compatibilità CUDA‑Python su hardware non‑Nvidia
  • Modello di business solo IP e software, finanziato con 20 milioni di dollari

È come se un vecchio direttore d’orchestra – Raja Koduri, con alle spalle polverose sinfonie di Polaris, Vega, Navi e Arc – si ritrovasse di nuovo al podio, stavolta orchestrando non sonate per PC gaming ma per data center oceanici e carichi AI multimodali. La sua bacchetta: Oxmiq Labs, un ibrido tra pensiero architettonico visionario e pragmatica efficienza finanziaria. Da due anni il palco era in silenzio, ma ora il sipario si apre: abbiamo OXCORE, un cuore computazionale in RISC‑V che mescola calcolo scalare, vettoriale e tensoriale in un modulo impilabile, accoppiato a memoria DRAM o SRAM sotto etichette criptiche come MCB/CCB, lasciate a immaginare al lettore perché finora l’unico diagramma è più suggestione che dettaglio.

La direzione? Non verso i desktop enthusiast, ma verso i cervelloni dei data center, dove l’AI scientifica e multimodale fa il bello e il cattivo tempo. E la colonna sonora è tutta software‑first: OXCapsule come tessuto connettivo tra hardware eterogenei, e OXPython come traduttore esperto in grado di far correre applicazioni CUDA‑Python così come sono, su hardware non‑Nvidia senza scricchioli—via Tenstorrent prima di tutto.

Il business model è più “licenza” che “fabbricazione”: senza avere silicio in tasca, Oxmiq evita costosi tape-out e tool EDA milionari, contando invece su capitali seed—20 milioni raccolti, con MediaTek tra i sostenitori – e primi guadagni da software. Non solo, ma si apre ai mercati emergenti come l’India, dove l’accesso all’IP può essere il trampolino verso infrastrutture AI sovrane zettascala.

E finché il cocktail di «nano‑agenti», computing in‑memory, «light transport» e chiplet modulare genera più curiosità che chiarezza, resta da vedere se questa collezione di buzzword si trasformerà in vera innovazione o in elegante melodia priva di strumenti sul palco. In ogni caso, la partitura è stata consegnata, anche se i musicisti devono ancora suonarla.

E’ un debutto che lascia domande aperte, ma il direttore è di quelli che sanno tenere il tempo.