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ChatGPT e privacy: nessuna tutela legale nelle conversazioni personali
Sam Altman avverte che le chat con l’AI, spesso usate come supporto emotivo, non sono protette da riservatezza medico-legale e potrebbero essere usate in tribunale. OpenAI contesta un ordine che impone la conservazione dei dati
Editorial Team26 luglio 2025

 

 

Molti giovani si rivolgono a ChatGPT come a un terapeuta o coach emotivo, ma Sam Altman, CEO di OpenAI, avverte che tali conversazioni non hanno protezione legale. OpenAI potrebbe essere obbligata a produrre i log in caso di contenzioso.

Punti chiave:

  • Non esiste attualmente la riservatezza medico‑paziente o legale nelle chat con ChatGPT.
  • ChatGPT può essere costretto a fornire le conversazioni in tribunale.
  • Un ordine giudiziario statunitense impone la conservazione dei log, anche quelli eliminati.
  • Altman sostiene l’urgenza di istituire un “privilegio AI” analogo a quello medico-legale.

Sam Altman ha recentemente dichiarato, durante un episodio del podcast This Past Weekend w/ Theo Von, che l’impiego crescente di ChatGPT per questioni personali e relazionali – spesso da parte di giovani – espone gli utenti a rischi legali significativi, perché non è previsto alcun privilegio legale analogo a quello tra paziente e terapista o cliente e avvocato. Se l’utente dovesse trovarsi coinvolto in una causa o procedura legale, OpenAI potrebbe essere legalmente obbligata a produrre le trascrizioni delle conversazioni più intime, un esito che Altman ritiene profondamente problematico.

Attualmente, la politica di OpenAI prevede che le chat vengano cancellate permanentemente dopo 30 giorni se l’utente le elimina, ma un recente ordine del tribunale USA impone all’azienda di custodire tutte le conversazioni, comprese quelle già eliminate, fino a nuova disposizione. Questo vincolo riguarda gli utenti dei piani Free, Plus, Pro e Team, mentre restano esclusi quelli di ChatGPT Enterprise, Edu o con accordi a zero retention dati. OpenAI ha definito l’ordine una "esagerazione" e ha presentato formale ricorso, sostenendo che mina le sue promesse di tutela della privacy.

Altman ha coniato il concetto di “AI privilege”: l’idea che le comunicazioni con un’AI debbano godere della stessa protezione di riservatezza legale applicata ai professionisti sanitari o legali tradizionali. Afferma che si tratta di un tema emergente che fino a un anno fa non era nemmeno considerato, ma che ora richiede un intervento normativo urgente. Sottolinea anche che legislatore e autorità con cui ha parlato considerano il problema prioritario, ma finora non esiste un quadro giuridico adeguato.

OpenAI ha altresì ammesso che il suo staff può accedere alle conversazioni utente per finalità di ottimizzazione del modello o monitoraggio di abusi, a meno che l’utente non disattivi la cronologia o scelga l’esclusione dall’addestramento; tuttavia, molti ignorano queste opzioni. Questa diffusa ignoranza sulle impostazioni e le loro implicazioni rende più acuta la gestione del consenso e delle aspettative degli utenti.

Infine, il caso di The New York Times Co. v. Microsoft et al., da cui è scaturito l’ordine di conservazione dati, solleva riflessioni più ampie sulla governance dei dati, la sicurezza e l’etica nell’uso di piattaforme AI che gestiscono informazioni sensibili.

Le parole di Sam Altman mettono in evidenza una criticità crescente: le conversazioni intime con intelligenza artificiale non godono oggi di alcuna protezione legale normativa, e questa lacuna richiede una riflessione normativa urgente.