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UE, pubblicato il Codice di buone pratiche per l’AI: guida volontaria ma strategica
Trasparenza, tutela del copyright e sicurezza al centro delle nuove linee guida europee per l’AI generale. Obblighi documentali, rispetto dei diritti e compliance graduale previsti entro il 2025
Editorial Team11 luglio 2025

 


La Commissione UE ha pubblicato il Codice di buone pratiche per l’AI a uso generale, volontario ma vincolante nella sostanza. Strutturato in tre capitoli – trasparenza, copyright, sicurezza – accompagna l’entrata in vigore dell’AI Act dal 2 agosto 2025.

Punti chiave:

  • Volontarietà con benefit legale per i firmatari
  • Tre capitoli focalizzati su trasparenza, diritto d’autore e sicurezza
  • Applicazione mirata ai modelli generali e a rischio sistemico
  • Scadenze: obbligo dal 2 agosto 2025, enforcement 2026–2027

La Commissione, coadiuvata da un gruppo di 13 esperti e oltre 1 000 stakeholder, ha definito una versione finale del Codice per agevolare l’allineamento al AI Act. Il testo prevede un capitolo dedicato alla trasparenza, uno al rispetto del copyright — inclusa l’attenzione a scraping e robots.txt — e uno, più esteso, sulla sicurezza, rivolto solo ai fornitori di modelli ad altissima capacità.

L’obiettivo è offrire un percorso semplificato per la compliance: le aziende che sottoscrivono potranno beneficiare di una riduzione degli oneri amministrativi e di maggiore certezza legale, mentre chi sceglie altre modalità di conformità dovrà comunque dimostrare di soddisfare gli stessi requisiti. Tra gli obblighi spiccano la compilazione di una documentazione standardizzata contenente dettagli tecnici, energetici e una conservazione documentale per dieci anni (DB).

Il calendario prevede l’entrata in vigore del capitolo per GPAI il 2 agosto 2025, con enforcement graduale: un anno dopo per i modelli nuovi, e due anni dopo per quelli esistenti. Le sanzioni, in caso di violazione dell’AI Act, possono arrivare fino al 7 % del fatturato mondiale.

Il Codice non è ancora ufficiale: dovrà ottenere il via libera da Stati membri e Commissione entro fine anno. Diversi attori di settore, tra cui la CCIA Europa e grandi aziende come Mistral, ASML, Airbus e Mercedes‑Benz, hanno già richiesto un rinvio o una semplificazione, temendo che l’applicazione possa penalizzare le imprese continentali.

Accademici, associazioni per i diritti digitali e gruppi per la privacy hanno invece invitato a mantenere i tempi stabiliti, per non comprometterne efficacia e coerenza con i principi UE relativi ai consumatori e ai diritti fondamentali. Il mercato dell’IA europeo, sostenuto anche da piani per investimenti fino a 200 miliardi € (~20 mld per “gigafabbriche” AI), dovrà valutare se aderire al Codice o seguire strade alternative per dimostrare la conformità.

Il Codice rappresenta quindi uno strumento concreto per tradurre i dettami dell’AI Act in impegni applicativi, pur lasciando ampia discrezionalità nella scelta della compliance: aderirvi offre vantaggi, ma non è obbligatorio.

Tutto si giocherà nelle prossime settimane, tra approvazione formale e scelte strategiche da parte delle aziende, nel pieno rispetto delle scadenze normative.