Laureati in attesa: il lavoro che scompare tra algoritmi e promesse | | | | Turtles AI
La disoccupazione tra i laureati sta crescendo, mentre l’adozione dell’AI accelera cambiamenti nelle assunzioni. Cresce la richiesta di competenze AI, ma i neolaureati faticano ad inserirsi. Il fenomeno coinvolge migrazioni all’estero e mismatch formativo.
Punti chiave:
- I datori di lavoro sostituiscono ruoli base con AI specializzata.
- Circa il 47 % delle aziende italiane richiede competenze AI, ma under 35 restano esclusi.
- Aumentano contratti precari e disallineamento tra studio e lavoro.
- Cresce la fuga di cervelli: migliaia di laureati lasciano l’Italia.
Il mondo dell’istruzione universitaria si sta confrontando con un mercato del lavoro che, nel giro di pochi anni, ha modificato radicalmente i suoi criteri di selezione: oggi non basta più il titolo di studio, ma servono competenze digitali e, in particolare, legate all’AI. Secondo i dati raccolti da Tgcom24, il 47 % delle aziende italiane dichiara di cercare risorse con competenze AI, e gran parte ha già inserito agenti intelligenti nei processi quotidiani, ma la disoccupazione nella fascia under 35 continua a crescere verso il 19 %, soprattutto al Sud. Il mismatch con i percorsi universitari è sotto gli occhi di tutti: neolaureati sempre più spesso si ritrovano con contratti temporanei o impieghi sottostimati, che non valorizzano il loro titolo di studio.
Sul fronte formativo, l’indagine di Linkiesta evidenzia che l’università continua a prepararci per un mondo del lavoro che non esiste più: le competenze cognitive oggi richieste sono in rapido mutamento e le facoltà faticano a tenere il passo. Ne consegue una crescita delle assunzioni con contratti part‑time involontari o a termine, mentre i laureati in discipline STEM ottengono risultati leggermente migliori, pur rimanendo una minoranza nel complesso.
Anche negli Stati Uniti si registra un aumento della disoccupazione tra i neolaureati, poiché molte aziende iniziano a sostituire mansioni d’ingresso con sistemi di AI, riducendo così le opportunità di primo impiego per i giovani appena usciti dall’università.
Parallelamente, l’AI sta svolgendo mansioni una volta riservate ai neolaureati, in particolare in ambiti amministrativi, legali, contabili e nella scrittura di primi codici o analisi di base. Il Future of Jobs Report del WEF (2025) pone in evidenza che l’AI eliminerà posti di lavoro più velocemente di quanti ne creerà, lasciando un gap di competenze e una transizione difficile da gestire.
La conseguenza di tutto ciò è una crescente migrazione dei giovani laureati: solo nel 2023 più di 21 000 giovani tra 25 e 34 anni si sono trasferiti all’estero e solo circa 6 000 sono tornati, portando a una perdita netta di circa 16 000 laureati in un solo anno, e quasi 100 000 in dieci anni. Questo spiega anche l’acuirsi della cosiddetta “fuga di cervelli”, che rischia di spogliare l’Italia delle sue risorse migliori.
In parallelo, alcuni report, come quello di Almalaurea, sottolineano che il tasso di occupazione a un anno dalla laurea resta intorno al 78,6 %, con stipendi in leggera crescita e contratti stabili in aumento, ma oltre un terzo dei laureati svolge mansioni non correlate al proprio percorso formativo. È un segnale che, nonostante il mercato assorba i laureati, i lavori offerti non sempre richiedono le competenze acquisite, con percorsi professionali spesso più flessibili o meno qualificati.
In Italia il tasso generale di disoccupazione è stabile intorno al 7–8 %, ma l’aumento previsto nell’adozione di tecnologie AI suggerisce che quei cambiamenti finora graduali potrebbero accelerare. È come se il tessuto economico e formativo fatichi a rispondere a un’onda che, tra automazione e richieste di nuove skill, spinge verso un nuovo modello di selezione e impiego.
Pur senza trarre conclusioni definitive, emerge una fotografia complessa: da un lato il mercato reclama competenze tecnologiche, dall’altro l’università e le istituzioni faticano a formare profili corrispondenti, mentre i giovani laureati faticano a trovare spazio nel lavoro.


