Meta vince in tribunale: l’addestramento AI su libri protetti rientra nel fair use | Meta Facebook Italia contatti | Facebook accedi | Meta Comune | Turtles AI
Un giudice federale statunitense, Vince Chhabria, ha emesso un giudizio sommario favorevole a Meta nella causa intentata da 13 autori, stabilendo che l’impiego dei loro libri per addestrare modelli AI rientra nel fair use, pur non sancendone la liceità generale.
Punti chiave:
- Giudizio sommario: Chhabria ha disposto il rigetto senza giuria a favore di Meta per carenze probatorie e argomentative dei ricorrenti.
- Uso trasformativo: l’addestramento è stato riconosciuto trasformativo, i modelli non riproducono interamente le opere.
- Nessuna prova di danno: gli autori non hanno dimostrato l’impatto sul mercato o diluzione, fondamentale nel fair use.
- Applicabilità limitata: la decisione non ratifica la legalità sistematica dell’uso di materiale protetto, ma si applica ai fatti specifici del caso.
Un giudice federale della California, Vince Chhabria, ha respinto la richiesta di 13 autori — tra cui Sarah Silverman e Ta‑Nehisi Coates — che accusavano Meta di aver impiegato i loro libri protetti da copyright per addestrare il modello linguistico Llama. Nella motivazione alla base del giudizio sommario, Chhabria ha rilevato più volte l’inadeguatezza delle argomentazioni e della documentazione presentate dai ricorrenti, affermando che «i querelanti hanno avanzato argomentazioni sbagliate». La Corte ha ritenuto l’addestramento un uso «trasformativo», in quanto i modelli generano contenuti nuovi e non limitano la riproduzione integrale dei testi origini. Inoltre, è emerso che gli autori non hanno dimostrato in modo significativo né il danno economico né la diluizione del mercato — elementi centrali nel quarto fattore del fair use. Sebbene la sentenza costituisca una vittoria tecnica per Meta, il giudice ha sottolineato come essa abbia rilevanza esclusiva nel contesto specifico, lasciando aperta la porta a future cause basate su fatti più circostanziati.
Questo pronunciamento segue di qualche giorno una decisione analoga favorevole ad Anthropic, che aveva anch’essa invocato il fair use per l’addestramento di modelli AI sui libri, ma aveva ricevuto critiche per utilizzo di materiale piratato. Anche in quel caso la Corte ha distinto tra materiale acquistato e contenuti illeciti, dichiarando che l’uso dei libri legalmente acquisiti era protetto, mentre restano aperte questioni legali sui testi piratati.
I giudici in entrambi i procedimenti hanno evidenziato l’importanza del danno di mercato, introdotto la nuova teoria della «diluizione», ovvero la possibilità che l’AI produca contenuti concorrenti che riducano l’interesse per le opere originali. Questo concetto rischia di ridefinire le argomentazioni future sul fair use nell’ambito dell’AI.
Nel panorama giudiziario statunitense continuano a fioccare analoghe azioni legali: il New York Times ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft per l’uso di articoli giornalistici; Disney e Universal hanno denunciato Midjourney per aver usato film e programmi TV protetti; Microsoft stessa è stata citata da un gruppo di autori per la presunta adozione di testi piratati nel suo modello Megatron. Le sentenze attuali delineano una linea interpretativa favorevole a un fair use condizionato da contesti concreti e busilliniti fattuali, ma nessuna fornisce una copertura legislativa generalizzata per un addestramento indiscriminato.
La decisione di Chhabria rappresenta un passo importante nel dibattito giuridico sul trattamento delle opere protette nell’era dell’AI, puntando l’attenzione su prove solide e sulla dimostrazione di reali pregiudizi di mercato.


