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AI e libri: Anthropic vince sul fair use ma rischia grosso per la pirateria
Una sentenza storica conferma che digitalizzare libri acquistati per addestrare l’AI è legale, ma l’uso di milioni di copie piratate apre la strada a un processo per violazione del copyright
Editorial Team25 giugno 2025

 

Anthropic ottiene il via libera su training ai libri acquistati (fair use), ma dovrà affrontare un processo separato per l’utilizzo di oltre 7 milioni di copie piratate. Il giudice Alsup fissa un precedente rilevante.

Punti chiave:

  •  Utilizzo di libri acquistati e distrutti per digitalizzazione rientra nel fair use.
  •  Formazione di Claude considerata “quintessentially transformative” dall’autorità giudiziaria.
  •  Pirateria su larga scala (Books3, LibGen, PiLiMi) non giustificata e soggetta a processo.
  •  Implicazioni sulla responsabilità legale: anche comprando copie piratate successivamente, Anthropic non è esente da danni.

Il 24 giugno 2025 il giudice William Alsup del tribunale distrettuale della California del Nord ha definito il metodo adottato da Anthropic per addestrare Claude – l’acquisto, lo smembramento e la digitalizzazione definitiva di milioni di libri – un “uso corretto” ai sensi del fair use statunitense, in quanto trasformativo e non finalizzato a riprodurre o ridistribuire integralmente le opere originali; la conversione di formato è stata considerata un’operazione di facilità e ricerca, senza danneggiare il mercato degli autori.

Alsup ha inoltre giudicato che fare dei libri acquistati una “biblioteca centrale” multiformato fosse legittimo, ma ha posto un limite netto: il ricorso a materiale piratato – oltre 7 milioni di opere ottenute da Books3, LibGen e PiLiMi – non rientra nella protezione del fair use. Per queste copie piratate, conservate “per comodità e portafoglio” anche dopo l’inizio del training, sarà necessario un processo a dicembre per valutare eventuali danni, potenzialmente fino a 150 000 $ per opera.

Il tribunale ha inoltre messo in luce come Anthropic avesse inizialmente tentato una rotta più sicura – tramite Tom Turvey, ex responsabile di Google Books – negoziando licenze, ma poi abbia optato per un approccio più economico e rischioso, comprando copie usate e scaricando contenuti piratati.

Questa decisione rappresenta una svolta importante nel quadro giurisprudenziale sul copyright e l’AI: prima sentenza americana a definire l’addestramento su testi acquistati come protetto dal fair use, ma stabilisce anche un confine netto contro l’impiego di fonti illegali. Si tratta del primo giudizio che tipizza in modo esplicito l’uso trasformativo ai fini dell’AI e avvia un procedimento volto a quantificare le responsabilità per il materiale piratato.

Il verdetto apre scenari concreti per altre compagnie – tra cui OpenAI, Meta e Microsoft – che usufruiscono di grandi corpus testuali per i loro modelli, offrendo un percorso legale (acquisto+digitalizzazione+distruzione) e evidenziando i rischi connessi alla pirateria indiscriminata.

La vicenda Bartz, Graeber e Johnson contro Anthropic segna quindi un punto di svolta nel bilanciamento tra progresso scientifico, creatività e tutela dei diritti d’autore, e resta in sospeso solo la questione pirateria con il processo già calendarizzato.