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L’Antitrust italiana indaga su DeepSeek per mancanza di trasparenza sui rischi dell’AI
La startup cinese sotto esame per non aver informato correttamente gli utenti sulla possibilità che il suo chatbot generi contenuti errati o fuorvianti. Dubbi anche sulla gestione dei dati personali
Editorial Team17 giugno 2025

 


L’AGCM ha avviato un’indagine su DeepSeek per non aver fornito adeguati avvisi sulla possibilità di generare informazioni errate (“allucinazioni”). A febbraio il Garante privacy aveva già bloccato il chatbot per carenze sulla privacy policy.

Punti chiave:

  • AGCM accusa DeepSeek di non fornire avvertimenti “sufficientemente chiari, immediati e comprensibili” sul rischio di allucinazioni.
  • Le allucinazioni si verificano quando il sistema genera contenuti inaccurati, fuorvianti o inventati.
  • A febbraio il Garante per la protezione dei dati aveva ordinato il blocco del chatbot per criticità nella policy sulla privacy.
  • L’indagine si inserisce in un contesto europeo di crescente scrutinio sui modelli AI, da parte di Italia, Francia, Belgio e Paesi Bassi.

L’Autorità Garante della Concorrenza (AGCM) ha ufficialmente lanciato un’istruttoria nei confronti di DeepSeek, startup cinese attiva nel comparto dell’AI, sospettata di omettere segnalazioni utili all’utente circa la possibilità che il suo sistema generi affermazioni non corrette. Si tratta delle cosiddette “hallucinations”, ovvero errori o fantasie che l’algoritmo potrebbe presentare come fatti, in assenza di prove o fonti verificabili. Nel comunicato, l’AGCM ha evidenziato come gli avvisi forniti da DeepSeek non risultino “sufficientemente chiari, immediati e comprensibili”, elemento ritenuto indispensabile dal punto di vista della tutela del consumatore.

Questa fase di indagine segue una decisione presa già lo scorso febbraio dall’Autorità per la protezione dei dati personali italiana, che aveva intimato il blocco del servizio chatbot per gravi lacune nella policy sulla privacy: tra queste, la mancanza di chiarezza sulla tipologia dei dati raccolti, la loro finalità e la loro localizzazione in server situati in Cina. DeepSeek aveva inoltre sostenuto di non essere soggetta alla normativa europea, affermazione che aveva aggravato la posizione nei confronti dell’Autorità.

Impiegata anche in altri Paesi dell’Unione europea, come Francia, Belgio, Irlanda e Paesi Bassi, la vigilanza sui servizi AI si sta intensificando, in particolare per contrastare rischi legati alla privacy, alla disinformazione e agli algoritmi non trasparenti. In parallelo emergono analisi accademiche – come una recente indagine che dimostra come i modelli di DeepSeek escludano contenuti sensibili nell’output pur mantenendoli nella catena di ragionamento interna – che suggeriscono una forma di censura semantica funzionale alla moderazione, ma che sollevano interrogativi riguardo alla trasparenza e alla completezza delle informazioni restituite.

Al momento non sono stati definiti eventuali provvedimenti o sanzioni da parte dell’AGCM, né DeepSeek ha fornito risposte ufficiali in merito all’apertura dell’inchiesta.

Il procedimento aperto dall’AGCM rappresenta l’ennesimo passaggio del percorso regolamentare intrapreso in Europa nei confronti delle AI, che mira a garantire ai cittadini un’informazione corretta, trasparente e conforme ai diritti di protezione dei dati.