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Riconoscimento facciale compromette indagine per omicidio a Cleveland
Il caso omicidio a Cleveland rischia di cadere per l’uso improprio della tecnologia di riconoscimento facciale
Editorial Team28 gennaio 2025

 


Un caso di omicidio a Cleveland potrebbe essere compromesso dall’uso improprio del riconoscimento facciale AI, con la polizia che ha ottenuto un mandato di perquisizione basato su prove inaffidabili, alimentando il dibattito sulla validità della tecnologia in ambito legale.

Punti chiave:

  • La polizia ha usato Clearview AI per ottenere un mandato di perquisizione per un caso di omicidio a Cleveland.
  • Clearview AI ha avvertito esplicitamente che il suo software non è affidabile come prova legale.
  • Il giudice ha respinto le prove, ritenendo che non fossero state rivelate informazioni fondamentali sulla tecnologia utilizzata.
  • La difesa ha sollevato dubbi sull’affidabilità del software di riconoscimento facciale e sulla sua ammissibilità in tribunale.

A Cleveland, Ohio, la polizia ha utilizzato un software di riconoscimento facciale basato sull’AI per ottenere un mandato di perquisizione in un caso di omicidio. Tuttavia, l’uso di tale tecnologia, ritenuta inaffidabile dal suo stesso produttore, ha sollevato un forte dibattito legale. Clearview AI, l’azienda che fornisce il software, ha esplicitamente avvertito che i risultati del suo riconoscimento facciale non dovrebbero essere utilizzati come prova legale, né per effettuare arresti, poiché potrebbero essere imprecisi. Nonostante questo avvertimento, la polizia ha basato l’ottenimento di un mandato su una possibile identificazione tramite un video di sorveglianza, in cui il volto dell’assassino non era visibile. La polizia ha identificato un sospetto utilizzando Clearview AI su un altro video ripreso alcuni giorni dopo l’omicidio, ritenendo che somigliasse all’assassino per caratteristiche fisiche e il modo di camminare. Nonostante l’assenza di altre prove concrete, il mandato è stato eseguito e una pistola, ritenuta l’arma del delitto, è stata sequestrata. Tuttavia, la difesa ha contestato la validità delle prove ottenute in questo modo, portando alla decisione del giudice di escluderle dal processo. Il difensore ha evidenziato che la polizia non aveva comunicato correttamente alla corte l’uso del riconoscimento facciale, né l’inevitabile inaffidabilità di tale tecnologia, come evidenziato dal produttore stesso. La polizia aveva infatti presentato un rapporto che raccomandava di non usare i risultati come base esclusiva per arresti o come prova in tribunale. Non solo, ma l’identificazione del sospetto era avvenuta sei giorni dopo l’omicidio, senza alcuna certezza che il sospetto nel video del 20 febbraio fosse effettivamente la stessa persona ripresa nel video dell’omicidio. La mancanza di prove fisiche, come il DNA o altri segni tangibili, ha rafforzato l’argomentazione che l’imputato, Qeyeon Tolbert, fosse stato arrestato ingiustamente. Non ci sono testimoni che collegano Tolbert all’omicidio, e nemmeno prove concrete come residui di colpi di arma da fuoco. Inoltre, altri indizi, come scarpe non appartenenti all’imputato e il mancato rilevamento del suo telefono vicino alla scena del crimine, rendono il caso ancora più incerto. La difesa ha chiesto l’archiviazione del caso, sostenendo che la polizia abbia sbagliato arrestando il sospetto basandosi su tecnologie non adeguate, senza riscontri diretti sull’identità dell’assassino. La situazione ha messo in evidenza le difficoltà legate all’uso di tecnologie emergenti nelle indagini penali, soprattutto quando la loro affidabilità è ancora discutibile e non regolamentata.

In attesa di ulteriori sviluppi, il caso solleva interrogativi su come la giustizia debba affrontare l’uso delle nuove tecnologie, specialmente quando queste possono influire su decisioni vitali come arresti e condanne.