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Data center e sostenibilità: il 2025 tra sfide e controversi
L’espansione dei data center tra crisi energetica, sostenibilità e opposizioni locali: le sfide del 2025 per un settore in trasformazione
Editorial Team16 gennaio 2025


L’aumento della domanda di infrastrutture per l’AI e i servizi cloud pone nuove sfide per il settore dei data center. L’espansione massiccia rischia di minare gli obiettivi di sostenibilità, generando opposizioni locali e richiedendo soluzioni energetiche innovative.

Punti chiave:

  • Crescita del settore: L’AI guida una domanda energetica senza precedenti.
  • Conflitti locali: Le server farm incontrano crescente resistenza nelle comunità.
  • Riforma energetica: Necessaria una gestione più integrata con le reti.
  • Nuove tecnologie: L’hardware AI diversificato riduce l’impatto ambientale.

L’esplosione della domanda di AI e servizi cloud spinge il settore dei data center verso un periodo di trasformazione. Secondo l’ultimo rapporto dell’Uptime Institute, il 2025 potrebbe essere un anno importante, ma anche turbolento. La sfida principale risiede nella crescente difficoltà di conciliare le esigenze infrastrutturali con gli obiettivi di sostenibilità. La rapida espansione delle server farm, definite “Bit Barns” per la loro mole, comporta impatti significativi su acqua, suolo ed energia, generando un crescente malcontento tra i residenti delle aree coinvolte. Questi fattori, uniti alla dipendenza dalle agevolazioni fiscali e all’esiguo numero di posti di lavoro generati, alimentano un’opposizione sempre più forte, mentre i governi sembrano favorire gli investimenti nel settore, attratti dai potenziali benefici economici.

Un esempio emblematico è il Regno Unito, che, attraverso l’AI Opportunities Action Plan, mira ad accelerare i progetti di costruzione dei data center, allentando le normative di pianificazione. Tuttavia, la sostenibilità resta un obiettivo difficile da raggiungere. L’analista Gartner prevede che il consumo energetico del settore potrebbe crescere del 160% nei prossimi due anni, rendendo gli impegni globali per le zero emissioni sempre più lontani.

Parallelamente, gli operatori di data center dovranno rivedere il loro ruolo nella gestione delle risorse energetiche. L’enorme fabbisogno li spinge a collaborare strettamente con le aziende di servizi pubblici, esplorando soluzioni come la distribuzione dell’energia in eccesso alle reti locali o l’adozione di tecnologie interattive con la rete, già sperimentate da Microsoft nel campus di Dublino. Qui, sistemi di accumulo energetico progettati per emergenze contribuiscono a stabilizzare l’offerta, riducendo le fluttuazioni causate dall’energia rinnovabile. Questo modello potrebbe presto diffondersi, consentendo agli operatori di recuperare parte degli investimenti energetici.

Ma la pressione non si ferma. La crescente densità dei rack nei data center, spinta dall’infrastruttura necessaria per l’addestramento AI, pone nuove sfide architettoniche. Rack che consumano fino a 40 kW richiedono soluzioni innovative, come la distribuzione a media tensione nello spazio IT, trasformando di fatto i data center in strutture parzialmente autosufficienti dal punto di vista energetico. La transizione sarà costosa e richiederà anni di investimenti.

Un altro aspetto critico riguarda l’hardware AI. La tendenza a diversificare oltre le GPU Nvidia, estremamente energivore, sta emergendo. Soluzioni alternative come i processori di Cerebras e SambaNova guadagnano terreno, in particolare per l’inferenza dei modelli, un processo meno esigente rispetto all’addestramento.

Il settore dei data center si trova quindi a un bivio. Dovrà affrontare la complessità delle sfide energetiche, mantenendo al contempo gli impegni verso la sostenibilità e le promesse economiche. Questo equilibrio delicato definirà il futuro dell’intera industria.