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L’AI replica la personalità umana: l’esperimento di Stanford
Un team di scienziati crea avatar digitali in grado di emulare comportamenti e tratti psicologici, aprendo nuove prospettive e interrogativi etici
Editorial Team2 dicembre 2024

 

 Un team di ricercatori di Stanford e Google DeepMind ha sviluppato un sistema di AI capace di replicare e simulare il comportamento e la personalità di oltre mille persone, grazie all’analisi di interviste realizzate con GPT-4o. Un esperimento che solleva interrogativi etici e applicazioni future.

Punti chiave:

  •  Creazione di avatar umani basati su AI.
  •  1052 partecipanti intervistati per generare i dati.
  •  Risultati sorprendenti: l’AI replica il comportamento umano con un’accuratezza dell’85%.
  •  Possibili applicazioni politiche ed etiche per l’uso di tali tecnologie.

Un gruppo di ricercatori della Stanford University e di Google DeepMind ha realizzato un esperimento che sfida i limiti dell’AI generativa, sviluppando un sistema in grado di simulare non solo il comportamento, ma anche la personalità di oltre mille individui. Utilizzando GPT-4o, una delle ultime versioni di ChatGPT, gli scienziati hanno creato avatar digitali basati su interviste e questionari somministrati ai partecipanti umani. Questi ultimi, 1052 persone provenienti da diverse fasce demografiche e sociali, sono stati intervistati per un paio di ore, con l’AI che ha ascoltato, adattato e risposto alle loro risposte per raccogliere informazioni accurate sul loro profilo psicologico e comportamentale. I dati ottenuti sono poi stati utilizzati per allenare gli avatar, che hanno cercato di replicare i tratti distintivi di ciascun partecipante, inclusi gli aspetti più complessi della personalità e delle attitudini sociali. Il lavoro, pubblicato su arXiv, ha visto l’impiego di una batteria di test scientifici che includevano sia l’analisi dei "Big Five" (i cinque principali tratti psicologici) che misure delle attitudini sociali. Per confrontare la qualità della replica, sia gli avatar che i partecipanti reali hanno sostenuto gli stessi test, con i partecipanti ripetendoli a distanza di due settimane per testare la consistenza delle risposte. I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori: gli avatar hanno dimostrato una somiglianza dell’85% con le risposte degli esseri umani. In particolare, le risposte dei partecipanti reali, che erano variabili ma comunque simili tra loro, avevano una correlazione dell’81% quando ripetuti a distanza di tempo. Un dato che conferma non solo l’affidabilità degli avatar nel riflettere la personalità degli individui, ma anche la precisione con cui l’AI riesce a emulare aspetti complessi della psicologia umana. Questo esperimento apre la strada a discussioni su come tali tecnologie potrebbero essere impiegate in scenari pratici. Da un lato, l’uso di avatar per testare politiche pubbliche, campagne sociali o comportamenti collettivi potrebbe migliorare la previsione di impatti sociali e politici, fornendo agli amministratori strumenti più efficaci per decisioni informate. D’altro canto, sorgono preoccupazioni etiche legate all’utilizzo commerciale di tali tecnologie, che potrebbero sfruttare i comportamenti simulati per manipolare scelte di consumatori o influenzare opinioni pubbliche. Sebbene al momento l’esperimento sia vincolato ad un uso strettamente accademico, non si può escludere che in futuro queste tecnologie possano essere utilizzate per scopi ben più controversi. Un fatto è certo: la creazione di repliche artificiali degli esseri umani potrebbe rivoluzionare settori come il marketing, la psicologia, e persino la politica, sollevando però domande importanti sull’etica e sul controllo di tali tecnologie.

Concludendo, non resta che osservare come la società affronterà le sfide future legate all’evoluzione dell’AI generativa.