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Neuralink in Canada: al via la sperimentazione per il controllo dei dispositivi tramite il pensiero
La società di Elon Musk avvia un progetto per aiutare le persone con gravi disabilità motorie, ma le sfide tecnologiche restano numerose
Editorial Team22 novembre 2024

 

 Neuralink, la compagnia di chip cerebrali fondata da Elon Musk, ha ottenuto l’autorizzazione da Health Canada per avviare la sperimentazione CAN-PRIME. Il progetto riguarda un’interfaccia cervello-computer wireless che potrebbe aiutare persone con gravi disabilità motorie a controllare dispositivi elettronici solo con il pensiero. Nonostante i progressi, la tecnologia rimane in fase sperimentale e affronta sfide tecniche non indifferenti.

Punti chiave:

  •  Neuralink ha ottenuto il via libera da Health Canada per lo studio CAN-PRIME, rivolto a pazienti con disabilità motorie.
  •  Lo studio si concentra sull’interfaccia cervello-computer (BCI) con elettrodi impiantati nel cervello per il controllo dei dispositivi elettronici tramite il pensiero.
  •  L’azienda sta cercando persone con lesioni spinali o SLA per partecipare alla sperimentazione.
  •  Oltre al progetto N1, Neuralink sviluppa anche Blindsight, un dispositivo mirato a restituire la vista a persone cieche.

Neuralink, la società pioniera nell’innovazione delle interfacce cervello-computer, ha recentemente ricevuto il via libera da Health Canada per avviare la sperimentazione clinica CAN-PRIME, una delle fasi più attese del suo ambizioso progetto. L’obiettivo di questa sperimentazione è l’impianto di un chip cerebrale wireless in grado di tradurre i segnali neurali del cervello umano per permettere il controllo di dispositivi elettronici con il solo pensiero. Questo dispositivo, noto come N1, sfrutta un sistema di oltre mille elettrodi sottili inseriti nel cervello del paziente da un robot sviluppato dalla stessa Neuralink. L’intervento mira a restituire una parziale autonomia a persone con disabilità motorie gravi, come coloro che hanno subito lesioni al midollo spinale o soffrono di malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). La sperimentazione si concentrerà proprio su questo gruppo di pazienti, che sono chiamati a sottoporsi agli impianti per esplorare il potenziale di questa tecnologia. Tuttavia, il percorso non è privo di difficoltà: nonostante i progressi iniziali, gli esperimenti passati su animali e il primo intervento umano, hanno rivelato problematiche legate alla stabilità dei fili contenenti gli elettrodi, che talvolta si ritirano, compromettendo l’efficacia dell’impianto. Questi inconvenienti hanno richiesto interventi correttivi, sia sul piano hardware che software, per garantire un’interfaccia più affidabile e stabile. La compagnia non si è fermata davanti a queste difficoltà e ha continuato con l’arruolamento di nuovi pazienti, tra cui il secondo, che al momento sembra aver superato le problematiche iniziali. Non solo l’impianto N1, ma anche il dispositivo Blindsight rappresenta una parte fondamentale della ricerca di Neuralink. Quest’ultimo si propone di ridare la vista a persone cieche, grazie all’impianto di microelettrodi nella corteccia visiva. Anche se Musk ha dichiarato che il dispositivo, inizialmente, restituirà una "visione a bassa risoluzione", ha suggerito che nel lungo termine potrebbe addirittura superare la vista naturale. Nonostante il suo ottimismo, gli esperti avvertono che la tecnologia, pur promettente, ha ancora un lungo cammino da percorrere per diventare una realtà funzionale e accessibile. Le potenzialità della neurotecnologia sono enormi, ma le sfide scientifiche e cliniche che si devono affrontare per rendere operativa una simile interfaccia cervello-computer sono tutt’altro che trascurabili. In particolare, gli esperti sottolineano come i pazienti che sono ciechi dalla nascita potrebbero non avere i circuiti neurali necessari per "percepire" la vista attraverso la corteccia visiva, indipendentemente dalla qualità dell’impianto. Inoltre, la società ha ricevuto l’approvazione per il progetto in Canada, ma la sperimentazione richiederà circa quattro anni per arrivare a una conclusione definitiva, durante i quali saranno monitorati attentamente i progressi e le problematiche. Nonostante le difficoltà, Neuralink continua a spingere per rendere possibile un futuro in cui il cervello umano possa interagire in modo diretto con la tecnologia, aprendo possibilità senza precedenti per le persone con disabilità.

La sperimentazione canadese è solo l’ultima tappa in un viaggio che promette di ridefinire i confini della medicina, della neurologia e dell’AI.

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