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LinkedIn e l’uso dei dati per l’AI: una gestione poco chiara della privacy
Gli utenti scoprono che i loro dati sono stati impiegati per addestrare modelli di AI senza un aggiornamento tempestivo delle condizioni d’uso
Editorial Team19 settembre 2024

 

LinkedIn ha utilizzato i dati degli utenti per l’addestramento di modelli di AI prima di aggiornare i termini di servizio, scatenando un dibattito sulla trasparenza e sul consenso degli utenti. La raccolta di dati, sebbene in linea con quanto previsto dalle impostazioni della piattaforma, ha sollevato preoccupazioni sulla gestione della privacy.

Punti chiave:

  •  Utilizzo non immediatamente trasparente dei dati per l’addestramento dell’AI
  •  Gli utenti USA possono disattivare l’uso dei loro dati, ma non gli utenti UE/SEE.
  •  LinkedIn ha aggiornato i termini di servizio solo dopo la scoperta dell’uso dei dati.
  •  La gestione del consenso tramite opt-out solleva dubbi sulla protezione dei dati personali.

Recenti sviluppi hanno rivelato che LinkedIn ha avviato il processo di estrazione dei dati personali degli utenti per addestrare modelli di AI, compresi quelli per la generazione automatica di contenuti, senza però aggiornare i propri termini di servizio in modo tempestivo. Questa scoperta, inizialmente riportata da 404 Media, ha destato particolare attenzione poiché i dati sono stati utilizzati per scopi nuovi rispetto a quanto originariamente dichiarato, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sulla protezione della privacy degli utenti. In particolare, gli utenti statunitensi hanno a disposizione un’opzione per disattivare l’uso dei propri dati attraverso una funzione specifica nelle impostazioni del profilo, mentre gli utenti europei, protetti dalle rigide normative sulla privacy dell’UE, non sono stati soggetti a tale trattamento. Sebbene l’opzione di esclusione fosse già presente, la mancata comunicazione dell’aggiornamento delle politiche da parte di LinkedIn prima di impiegare i dati per l’addestramento ha fatto emergere una criticità nel meccanismo di gestione del consenso. Solitamente, modifiche di questa portata, come l’introduzione dell’uso dei dati personali per la formazione di modelli di AI, sono precedute da aggiornamenti espliciti delle condizioni di utilizzo, consentendo agli utenti di prendere decisioni informate riguardo alla permanenza sulla piattaforma o all’eventuale modifica delle impostazioni del proprio account. Tuttavia, in questo caso, LinkedIn ha aggiornato la propria politica solo dopo che la questione è diventata di dominio pubblico, mettendo in discussione il rispetto delle buone pratiche di trasparenza. Nella sezione "Q&A" della piattaforma, LinkedIn ha confermato di addestrare modelli di AI proprietari utilizzando dati provenienti dagli utenti, tra cui post, articoli e altre interazioni, per migliorare le funzionalità della piattaforma. Tuttavia, è stata lasciata aperta la possibilità che altri modelli, come quelli impiegati per la generazione di contenuti, possano essere forniti da terze parti, inclusa la società madre Microsoft. Nello specifico, LinkedIn ha chiarito che i dati potrebbero essere utilizzati per ottimizzare servizi quali suggerimenti di post o raccomandazioni personalizzate, facendo leva sui dati comportamentali degli utenti. Nonostante LinkedIn abbia dichiarato di impiegare tecniche per la protezione della privacy, come la rimozione delle informazioni sensibili nei set di dati destinati all’addestramento, il dibattito resta acceso, in particolare per quanto riguarda l’adeguatezza delle misure di opt-out. Gli utenti, infatti, possono scegliere di disattivare la condivisione dei propri dati attraverso un’opzione specifica nelle impostazioni, ma questo non annulla l’eventuale utilizzo passato dei dati. Critiche sono state sollevate da diverse organizzazioni, tra cui l’Open Rights Group (ORG), che ha richiesto l’intervento dell’Information Commissioner’s Office (ICO) del Regno Unito per indagare su LinkedIn e altre piattaforme che raccolgono dati degli utenti per scopi di addestramento senza esplicito consenso preventivo. Mariano delli Santi, rappresentante legale dell’ORG, ha evidenziato l’inadeguatezza del sistema di opt-out come strumento per garantire una reale protezione della privacy, sottolineando che il modello opt-in dovrebbe essere considerato non solo un requisito normativo, ma anche una misura di buon senso. L’attenzione è stata ulteriormente accentuata dalle recenti mosse di altre piattaforme come Meta, che ha riavviato i suoi piani per raccogliere dati per scopi simili dopo aver collaborato con l’ICO per semplificare il processo di esclusione. Questo quadro normativo complesso ha portato l’Irlanda, attraverso la sua Commissione per la Protezione dei Dati (DPC), a monitorare con attenzione la situazione. LinkedIn ha già comunicato al DPC l’introduzione di opzioni di esclusione per i membri che non desiderano partecipare all’addestramento dell’AI. Tuttavia, la stessa DPC ha sottolineato che queste impostazioni di esclusione non sono applicabili agli utenti dell’UE e del SEE, poiché LinkedIn, al momento, non utilizza i loro dati per tali finalità. 

L’uso dei dati per l’addestramento di modelli di AI generativa si sta diffondendo tra le piattaforme digitali, che vedono in questi dati un potenziale significativo per migliorare i propri servizi. Alcune, come Reddit e Tumblr, hanno iniziato a monetizzare tali dati attraverso la concessione di licenze a sviluppatori di AI, creando nuove forme di sfruttamento economico dei contenuti generati dagli utenti. Tuttavia, questo ha portato a resistenze da parte di alcuni utenti, che in alcuni casi hanno scelto di cancellare i propri contenuti in segno di protesta, come avvenuto su Stack Overflow. Una chiusura più netta del dibattito è necessaria per stabilire limiti chiari nella gestione dei dati.

La crescente domanda di dati per l’addestramento di modelli di AI continua a sollevare interrogativi sulle implicazioni per la privacy degli utenti, evidenziando la necessità di una maggiore chiarezza e trasparenza da parte delle piattaforme.

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