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Meta rifiuta il Codice UE per l’AI: Norme vaghe e troppo estese
A due settimane dall’entrata in vigore dell’AI Act, il colosso tecnologico contesta le linee guida volontarie europee, denunciando incertezze legali e rischi per l’innovazione nei modelli di AI avanzata
Editorial Team20 luglio 2025

 


Meta ha deciso di non aderire al Codice di Condotta volontario UE per l’AI a scopo generale (GPAI), ritenendolo eccessivamente oneroso e fonte di incertezze legali; critica condivisa da oltre 40 aziende europee.

Punti chiave:

  • Decisione volontaria: Meta non firmerà il Codice per modelli AI GPAI;
  • Motivo addotto: rischio di “over‑reach” e incertezza normativa;
  • Contrasti con regolatori UE poco prima dell’entrata in vigore dell’AI Act;
  • Altri big come OpenAI e Microsoft dialogano con Bruxelles, mentre Meta si isola.

Meta, tramite Joel Kaplan, responsabile affari globali, ha espresso in un post LinkedIn che l’Europa “sta seguendo la strada sbagliata sull’AI”, giudicando il nuovo Codice di buone pratiche della Commissione un passo eccessivo rispetto all’AI Act, con “incertezze legali” per chi sviluppa modelli e imposizioni oltre la normativa vigente. Il framework volontario, rilasciato a inizio luglio, richiede trasparenza, documentazione continua, tutela del copyright e divieto di usare contenuti pirata nei dataset. Kaplan ha inoltre sottolineato che norme troppo rigide rischiano di “strozzare” l’evoluzione dei modelli avanzati in Europa e frenare lo sviluppo di imprese locali. Questo rifiuto si aggiunge ai timori espressi da più di 40 aziende europee (fra cui Siemens, Airbus, BNP) che in una lettera aperta avevano chiesto di posticipare l’applicazione del regolamento.

La Commissione UE ha comunque ribadito che, pur trattandosi di linee guida volontarie, il Codice rappresenta un riferimento solido: chi sceglie di non sottoscriverlo dovrà dimostrare di rispettare la legge con altri strumenti e potrà trovarsi sotto maggior scrutinio da parte dell’Ufficio per l’AI. Le norme obbligatorie, in vigore dal 2 agosto per i fornitori di modelli generici a “rischio sistemico”, impongono adempimenti su registrazione, gestione del rischio, qualità, richieste di copyright, portata applicativa e test specifici; per i modelli presenti prima del 2 agosto è previsto un periodo transitorio sino al 2027. Tra i firmatari del Codice figurano altri attori come OpenAI, Anthropic, Google e Mistral.

Meta però ribadisce con decisione che il GPAI dovrebbe rimanere “facoltativo” e limitato a quanto previsto dall’AI Act, ritenendo che ulteriori requisiti andrebbero regolamentati solo tramite la legge formalmente approvata, non tramite linee guida extra-legislative. Questa scelta rafforza la frattura tra approccio europeo e strategie di alcune aziende statunitensi, segnando una tappa importante nel confronto su chi e come determinerà le regole per l’AI avanzata.

Meta non trae conclusioni, presenta motivazioni e si riserva di affrontare la conformità tramite canali alternativi, pur riconoscendo che ciò potrebbe comportare un maggiore controllo da parte delle autorità. Sullo sfondo, la tensione tra innovazione e sicurezza resta al centro della regolamentazione AI a livello globale.

Resta da vedere se e come Meta dimostrerà, nei prossimi mesi, il rispetto dell’AI Act senza appoggiarsi al Codice volontario – un banco di prova utile per misurare l’efficacia del modello regolatorio europeo.